Dal Piemonte alla Georgia in moto - Sesta tappa: Tra frane e patrimoni Unesco

Una tappa faticosa, ma destinata a rimanere tra le più intense dell'intero viaggio
28 Lug 2026   

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Il viaggio in moto in Georgia degli inviati Maria Gabriella Asparaggio e Gianluigi Hollò prosegue fra bellezze naturali e impervi percorsi, tra antichi villaggi e impervie cime da superare.

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Lunedì mattina lasciamo Zugdidi per addentrarci nello Svaneti, remota regione montuosa della Georgia nord-occidentale, celebre per le cime del Grande Caucaso e per i suoi antichi villaggi fortificati. È uno dei territori più affascinanti del Paese, ma anche uno dei più impegnativi da raggiungere.
La strada impone ritmi lentissimi: la media è di appena 30 chilometri orari e per percorrere circa 300 chilometri impieghiamo l'intera giornata. A rallentarci sono il fondo stradale spesso dissestato, i numerosi tratti sterrati e il continuo attraversamento di mucche, maiali, cavalli e cani randagi che vivono in completa libertà lungo la carreggiata.

Raggiungiamo Mestia, il principale centro dello Svaneti, situato a circa 1.400 metri di quota e riconoscibile dalle caratteristiche torri medievali in pietra che da secoli dominano il paesaggio. Da qui partono le escursioni verso i ghiacciai del Caucaso, tra cui il Chalaadi.

Torre medievale a Mestia

Torre medievale a Mestia

Ushguli

Ushguli

Proseguiamo poi fino a Ushguli, uno dei villaggi abitati permanenti più alti d'Europa, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Le sue torri difensive medievali, sullo sfondo del monte Shkhara (5.201 metri), la vetta più alta della Georgia, regalano uno scenario di straordinaria bellezza.
Il turismo, però, sta cambiando rapidamente il volto del borgo. Centinaia di visitatori affollano le strette vie del paese e le guest house continuano a moltiplicarsi. Allo stesso tempo, molte abitazioni restano abbandonate, segno di uno spopolamento che continua a interessare queste vallate nonostante la crescente attrazione turistica.

Un consiglio per chi viaggia in moto o in auto: è indispensabile fare rifornimento prima a Javri e in seguito a Mestia. Oltre il paese non esistono distributori e non è raro vedere gli abitanti riempire bottiglie di plastica con la benzina da utilizzare come riserva.

Osservando la popolazione locale colpisce la sobrietà. Molte donne vestono ancora di nero, mentre gli abitanti appaiono inizialmente schivi e severi. È facile pensare che sia stato questo ambiente duro e isolato a forgiare il loro carattere. Dietro quella riservatezza, però, si nasconde una grande disponibilità ad aiutare chi si trova in difficoltà.
E di difficoltà ne incontriamo parecchie. Lungo il percorso attraversiamo diverse frane, tratti fangosi e piste sterrate. L'ostacolo più impegnativo è un' esondazione verificatasi il giorno precedente: escavatori e squadre della protezione civile lavorano senza sosta per riaprire la strada.

Per alleggerire la moto affidiamo i bagagli all'auto di una signora del posto, mentre io salgo con lei per superare il tratto più pericoloso. Rimango con le dita incrociate, osservando mio marito Gianluigi affrontare lentamente il passaggio tra fango, detriti e mezzi al lavoro. Solo quando lo vedo arrivare dall'altra parte posso finalmente tirare un sospiro di sollievo.
Lo Svaneti è un luogo che impone rispetto. Le montagne del Grande Caucaso, i torrenti impetuosi e le continue frane ricordano quanto l'uomo sia piccolo di fronte alla forza della natura. Qui il viaggio non si misura in chilometri percorsi, ma nelle emozioni che ogni curva riesce a regalare.

Lago Inguri

Lago Inguri

La vetta del Monte Shkhara

La vetta del Monte Shkhara

La giornata si conclude a Tsageri, dove troviamo ospitalità in una semplice guest house. È il modo migliore per chiudere una tappa faticosa, ma destinata a rimanere tra le più intense dell'intero viaggio.

Maria Gabriella Asparaggio