Il rifugio Massi di Oulx resta alla ricerca di finanziamenti

Con le poche risorse rimaste e per evitare la chiusura totale della struttura, si è deciso di limitare l’accesso al rifugio
15 Mag 2026   

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Per via delle novità e dei cambiamenti seguiti agli ultimi eventi al rifugio Massi di Oulx, non potevamo non tornare a salire per raccontare, in continuità con il nostro filo diretto, ciò che sta accadendo, anche se l’ultimo nostro articolo risale ai primi di marzo.
Il problema, oggi come allora, resta lo stesso: i finanziamenti non si trovano. Servirebbero circa 800 mila euro ogni anno per far fronte a oltre 20.000 passaggi annuali di migranti. Si tratta in gran parte di persone provenienti dall’Africa che, dopo aver percorso la rotta balcanica passando dalla Grecia o dopo essere approdate a Lampedusa, tentano di valicare le Alpi per raggiungere la Francia, la Spagna — sempre più spesso indicata come nuova meta — ma anche Belgio, Regno Unito e Germania.

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Con le poche risorse rimaste e per evitare la chiusura totale della struttura, si è deciso di limitare l’accesso al rifugio: il cancello d’ingresso resta chiuso dalle 10 alle 17. Una scelta dettata anche dalle condizioni climatiche: le notti in montagna sono ancora rigide e almeno nelle ore più fredde si cerca di garantire un riparo a chi arriva, compresi bambini di pochi mesi.
Della decisione sono stati informati il Prefetto e i sindaci del territorio, ma per ora la risposta delle istituzioni è un assordante silenzio, nonostante la struttura sia nata anche su richiesta degli enti locali proprio per fronteggiare l’emergenza.

due ragazzine di Eritrea e Somalia di 15 e 16 anni riposano nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria, nell'attesa che alle 17 il rifugio riapra

due ragazzine di Eritrea e Somalia di 15 e 16 anni riposano nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria, nell'attesa che alle 17 il rifugio riapra

Dal 23 di marzo, i volontari si sono riorganizzati in poche ore in uno sforzo straordinario: sono tornati in strada per intercettare le persone in arrivo, accompagnandole agli autobus diretti a Claviere, ultimo paese italiano prima del confine, oppure attendendole alla stazione ferroviaria, dove scendono spaesate dai treni, per offrire loro cibo, informazioni e un primo supporto nel piazzale antistante.
Proprio lì, un grande cartello scritto in rosso spiega ai turisti e ai pendolari il motivo di questa presenza costante.

Le parole dei volontari raccontano meglio di qualsiasi dato la situazione:

“Ogni giorno persone attraversano questa valle dopo viaggi lunghissimi, segnati da violenza, paura e perdita. Arrivano stanchi, feriti e senza nulla. E qui trovano una porta aperta: il rifugio Fraternità Massi. Oggi quella porta si chiude, almeno per metà giornata. Non perché il bisogno sia diminuito, ma perché le risorse vengono meno.
Quando le politiche si fanno più dure, le conseguenze diventano concrete: meno accoglienza, più rischio, più vite vissute al freddo, alla fame, alla morte.
Noi non possiamo accettarlo.
Perché nessuno dovrebbe essere lasciato solo.
Perché la solidarietà non è un optional.
Perché restare umani è una scelta.
Sostenete il Rifugio. Difendiamo insieme questo spazio di vita.
Oulx, marzo 2026.”

Nel frattempo, la strada è diventata un prolungamento del rifugio: qui si medicano ferite, si somministrano farmaci, si distribuiscono pasti caldi, si offrono vestiti e supporto psicologico a chi ne ha bisogno. I giornalisti tornano ad arrivare per documentare quanto sta accadendo, e molti migranti, nonostante la stanchezza e la paura, trovano ancora la forza di raccontare le proprie storie.
Il rifugio Massi continua a funzionare, ed è forse proprio questo a infastidire qualcuno: potrebbe diventare un modello replicabile. Negli anni ha rappresentato un presidio capace di prevenire degrado, tensioni sociali e fenomeni di sfruttamento, contribuendo a tenere lontani dal centro abitato gruppi di persone senza assistenza, proprio in un territorio che vive di turismo e di alta stagione.

Le politiche di chiusura, in ogni caso, non fermeranno i migranti che fuggono da guerre, crisi economiche e cambiamenti climatici. Al massimo ne rallenteranno il cammino, spingendoli verso rotte sempre più pericolose e alimentando nuovi traffici sulla pelle di chi non ha altra scelta che partire.

Maria Gabriella Asparaggio