Dal Piemonte alla Georgia in moto - Quindicesima tappa: La barriera greco-turca

Le paure, le tensioni e le speranze del nostro tempo raccontati in una sola parola: confine
09 Ago 2026   

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Dopo migliaia di kilometri in moto, Maria Gabriella Asparaggio e Gianluigi Hollò rimangono stupefatti dalla barriera che separa la Grecia dalla Turchia. E realizzano quale sia il filo conduttore che ha rappresentato tutto il loro viaggio verso l'Est.

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Lasciata alle spalle la penisola di Gallipoli, ci avviciniamo nuovamente al confine greco e rientriamo in Europa attraverso il valico di Ipsala. È qui che il nostro sguardo viene catturato da una presenza imponente: la barriera che separa la Grecia dalla Turchia.
Il "muro" segue il confine alternandosi al corso del fiume Evros. Dove il fiume rappresenta un ostacolo naturale, la recinzione scompare; dove invece il terreno renderebbe più agevole l'attraversamento, ricompare con tutta la sua imponenza. Negli ultimi anni la Grecia ha progressivamente esteso questa infrastruttura per decine di chilometri, anche se non raggiunge ancora il mare e non copre in modo continuo l'intera frontiera.

Osservarla da vicino mi riporta alla memoria la barriera tra Polonia e Bielorussia. Anche qui il colpo d'occhio è impressionante: un lungo serpente d'acciaio che attraversa il paesaggio. In un punto, che immortaliamo con le nostre fotografie, la recinzione corre a pochi metri dalla strada.

Quello di Ipsala è uno dei tratti più fortificati dell'intera frontiera esterna dell'Unione Europea. Recinzioni alte circa cinque metri, filo spinato, torri di osservazione e una costante presenza delle forze di sicurezza trasformano questo luogo in uno dei simboli più evidenti della politica europea di controllo delle frontiere.

La barriera è stata finanziata dal governo greco. L'Unione Europea, pur non finanziando direttamente la costruzione di muri o recinzioni alle frontiere esterne, sostiene invece sistemi di sorveglianza, tecnologie di controllo e altre infrastrutture destinate alla gestione dei confini. Il primo tratto della recinzione risale al 2012; un importante ampliamento è stato realizzato nel 2021, anche alla luce delle tensioni geopolitiche e dei timori di nuovi flussi migratori dopo la crisi afghana. Dal 2023 il progetto è stato ulteriormente esteso, con l'obiettivo di arrivare a coprire oltre 140 chilometri di frontiera terrestre.

Dopo quasi diecimila chilometri percorsi tra Balcani, Anatolia e Caucaso, ci rendiamo conto che il filo conduttore del nostro viaggio è stato proprio questo: i confini. Alcuni sono semplici linee su una carta geografica, altri diventano muri, reti d'acciaio e sistemi di sorveglianza. Tutti, però, raccontano le paure, le tensioni e le speranze del nostro tempo.

Maria Gabriella Asparaggio