Raccolte già oltre mille firme contro l'inceneritore

Il Comitato nato al Foresto fa il punto della situazione
24 Apr 2026   

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Sono oltre mille i cittadini, provenienti da Cavallermaggiore e dai comuni limitrofi, che hanno sottoscritto la petizione contro l'ipotesi di installare un "co-inceneritore" nella frazione Foresto.

Il "Comitato Cittadino No Inceneritore di Cavallermaggiore", gruppo che si è costituito per opporsi all'intervento, ricostruisce la vicenda e fornisce la propria posizione in un comunicato che riportiamo di seguito.

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Il primo incontro

Tutto comincia nell'estate del 2024: il 30 luglio, nella sede di ARPA Piemonte a Cuneo, si svolge un incontro riservato tra i rappresentanti dell'ARPA Piemonte (Dipartimento di Cuneo) e il Sindaco di Cavallermaggiore Davide Sannazzaro. È il primo cittadino stesso a richiedere il confronto per ottenere rassicurazioni tecniche e ambientali sull’ipotesi di progetto di un nuovo stabilimento della ditta Stella S.p.A. nella frazione Foresto. Tale ditta, infatti, aveva già avuto modo di illustrare a Sannazzaro le proprie intenzioni di insediamento di un nuovo impianto nella zona.

L'impianto in questione è classificato come co-inceneritore: una struttura destinata alla combustione di materiale legnoso non più recuperabile come materia prima. Nel caso specifico, si tratta di pali esausti delle infrastrutture di telecomunicazione: elementi in legno che, durante la loro vita utile, vengono impregnati con sostanze chimiche protettive (impregnanti a base di composti organici e inorganici) necessarie per preservarli da umidità, parassiti e degrado. Questi trattamenti, indispensabili durante l’uso, li rendono tecnicamente complessi da smaltire attraverso la combustione: il calore elevato innesca reazioni chimiche che possono liberare composti gassosi e particolato, tra cui polveri sottili (PM10 e PM2.5), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli pesanti, diossine, furani e composti organoclorurati. Si tratta di composti la cui pericolosità per la salute umana e per l'ambiente è documentata: le polveri sottili sono associate a patologie respiratorie e cardiovascolari; gli IPA hanno proprietà cancerogene; diossine e furani (tra i microinquinanti più persistenti) tendono ad accumularsi nella catena alimentare e nei tessuti degli organismi viventi; composti organoclorurati sono associati a effetti tossici sul sistema endocrino, immunitario e riproduttivo, oltre a essere anch'essi persistenti nell'ambiente e bioaccumulabili.

Nel corso dell'incontro si discute anche di possibili compensazioni per il Comune nell'ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), e viene esplorata la fattibilità tecnica di una rete di teleriscaldamento alimentata dal calore prodotto dall'impianto, sul modello di quanto già realizzato in altri Comuni.

L'allarme dei cittadini
È solo nel Gennaio 2026 che, con la diffusione pubblica delle informazioni, la comunità reagisce. Le preoccupazioni sono concrete e radicate nel territorio. Cavallermaggiore e i Comuni limitrofi si trovano in una zona a forte vocazione agricola: il timore che le emissioni dell'impianto possano contaminare suolo, acque e la catena alimentare è immediato e diffuso. Ma il problema non si esaurisce qui. La qualità dell'aria nella pianura cuneese è già oggi classificata come critica: i valori di PM10 e PM2.5 registrati dall'ARPA collocano questa area tra le più inquinate del Piemonte, in linea con i dati storicamente preoccupanti della Pianura Padana. Aggiungere un impianto di combustione industriale in una zona a bassa ventilazione, nelle immediate vicinanze di centri abitati, significherebbe caricare ulteriormente un'atmosfera già compromessa, con ricadute dirette sulla salute della popolazione, bambini e anziani in primis.

A preoccupare non è solo la salute umana, ma anche la ricchezza naturale di un territorio fragile. L'area circostante ospita ecosistemi di grande valore ecologico: i fontanili, il Bosco del Merlino, il Parco del Castello di Racconigi, il Centro Cicogne, le zone umide di Ceresole d'Alba e Lanca di S. Michele di Carmagnola. In questi siti sono segnalate piante igrofile rare e una fauna di eccezionale varietà: tra gli anfibi, la rana di Lataste (Rana latastei), il pelobate fosco (Pelobates fuscus), il tritone crestato italiano (Triturus carnifex) e il rospo smeraldino (Bufotes viridis); tra gli uccelli, specie rare come il tarabusino (Ixobrychus minutus), la nitticora (Nycticorax nycticorax), il martin pescatore (Alcedo atthis) e l'averla piccola (Lanius collurio); tra i pesci, la lasca (Chondrostoma genei), il cobite mascherato (Sabanejewia larvata) e il cobite comune (Cobitis taenia); tra gli insetti, la licena delle paludi (Lycaena dispar), tra le farfalle più minacciate d'Europa. Le ricadute atmosferiche di un impianto di questo tipo (deposizione di microinquinanti su suoli e acque) potrebbero avere effetti difficilmente reversibili su biodiversità e specie già vulnerabili.

Nasce il Comitato Cittadino
Per dare voce alle preoccupazioni della comunità e strutturare una richiesta di informazioni e di partecipazione attiva all'iter progettuale, i cittadini di Cavallermaggiore costituiscono il Comitato Cittadino. Fin dai primi giorni, l'organismo si attiva su più fronti: campagne di informazione capillare sul territorio, approfondimento tecnico-scientifico sulle sostanze emesse dagli impianti di questo tipo e sensibilizzazione pubblica sui rischi ambientali e sanitari.

L'attività del Comitato si scontra con una difficoltà oggettiva: l'assenza di un progetto tecnico dettagliato rende difficile una valutazione puntuale degli impatti. Questa lacuna, però, non fa che alimentare ulteriore incertezza tra la popolazione.

Il Consiglio Comunale si esprime: «no» unanime
Il 10 marzo 2026, il Consiglio Comunale di Cavallermaggiore si riunisce in seduta e adotta all'unanimità un ordine del giorno che sancisce la posizione contraria del Comune all'insediamento dell'impianto sul proprio territorio: un segnale politico netto, trasversale a tutte le forze rappresentate in aula, che traduce in atto formale la volontà espressa dalla comunità. L'assemblea approva una serie di impegni concreti volti a rendere strutturale la tutela del territorio rispetto a future analoghe richieste.

Sul piano urbanistico, il Consiglio impegna il Sindaco e la Giunta Comunale ad avviare immediatamente, previa individuazione delle condizioni di fattibilità, l'iter per una specifica e idonea variante parziale urbanistica di salvaguardia del Piano regolatore (PRGC), finalizzata a ridefinire le norme tecniche di attuazione escludendo espressamente l’insediamento di impianti di incenerimento o di trattamento termico dei rifiuti su alcune aree ritenute non idonee, tra cui quelle destinate a insediamenti produttivi.
Il Sindaco e la Giunta Comunale si impegnano inoltre nella valutazione di altre misure, motivando tali scelte con la prevalenza dell’interesse pubblico e con la tutela della salute, dell’ambiente, delle filiere agroalimentari locali.

In parallelo, l'amministrazione si impegna a verificare con gli enti preposti la fattibilità dell'istituzione di un vincolo di rispetto ambientale per le aree limitrofe ai centri abitati e alle zone di pregio agricolo, rendendole inidonee ad ospitare industrie classificate come insalubri. A supporto di tale processo, il Comune richiederà agli enti competenti i dati relativi al traffico pesante e alla capacità di carico ambientale del bacino atmosferico locale, da allegare alla variante urbanistica quale elemento tecnico a sostegno della valutazione di incompatibilità dell’insediamento di tali impianti.
Il Consiglio promuove infine l'avvio di un protocollo di intesa con i Comuni limitrofi, finalizzato alla costruzione di una posizione condivisa di tutela ambientale e territoriale nei confronti di eventuali pianificazioni sovraordinate regionali o provinciale che dovessero interessare l'area.

Successivamente al Consiglio, la Giunta e il Comitato incontrano Roberto Cavallo, assessore all'Ambiente del Comune di Alba e consulente esperto in materia, per esaminare gli scenari possibili. Definita la linea dell'amministrazione in sede di Consiglio Comunale, si giunge a un incontro congiunto tra Comune, Comitato e ARPA Piemonte.

Il tavolo tecnico del 17 marzo
Il 17 marzo si svolge l’incontro allargato che riunisce ARPA Piemonte, ASL, Sindaco, Assessori comunali e rappresentanti del Comitato Cittadino. Un confronto che chiarisce alcuni aspetti istituzionali, pur lasciando aperti i nodi più controversi.

L’ARPA illustra le tipologie di impianto che potrebbero essere compatibili con l’attività in esame, delineando anche le modalità di controllo che l’agenzia sarebbe chiamata a svolgere. Viene sottolineato come durante la combustione possano liberarsi sostanze che richiedono sistemi di filtraggio avanzati e un monitoraggio accurato e continuativo, attivo ventiquattro ore su ventiquattro.

Nel corso della seduta interviene anche l'ASL, che chiarisce il proprio ambito di competenza: l'Azienda Sanitaria non dispone di un registro delle malattie e non è nelle condizioni di correlare l'andamento delle patologie a cause ambientali specifiche.

Mille firme e una mobilitazione che non si ferma
Nel frattempo, il Comitato prosegue la raccolta firme: a oggi sono oltre mille i cittadini che hanno sottoscritto la petizione contro l'impianto, provenienti da Cavallermaggiore e dai Comuni limitrofi. Una partecipazione significativa, motivata anche dalla consapevolezza che le emissioni di un co-inceneritore (in particolare polveri sottili, IPA, metalli pesanti, diossine e furani) possono disperdersi in un raggio che raggiunge e supera i 20 chilometri, interessando potenzialmente l'intero territorio circostante.

Il progetto è ancora in fase preliminare: la documentazione tecnica completa non è ancora disponibile pubblicamente, e l'iter amministrativo legato alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non ha ancora preso avvio formalmente. Ogni valutazione definitiva potrà essere fatta solo quando gli elaborati tecnici saranno accessibili e verificabili.

Il Comitato procede il proprio lavoro su più fronti (informazione, ricerca, pressione istituzionale) mantenendo un costante dialogo con il Sindaco e la Giunta. La posta in gioco è alta: la comunità esige trasparenza, dati certi e la garanzia che la salute pubblica non venga sacrificata ad alcuna logica economica. L'obiettivo condiviso è quello di arrivare a decisioni fondate su dati certi, nel pieno rispetto delle caratteristiche ambientali, agricole e sociali di un territorio che merita risposte all'altezza delle domande che pone.