Laser Tullio, il nuovo strumento che tratta la calcolosi renale complessa

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Il direttore sostituto della struttura complessa di Urologia dell’ospedale di Savigliano, Paolo Mondino e il collega Riccardo Rossi hanno presentato – in occasione del 12° Simposio interregionale di Urologia che si è tenuto a Torino il 23 e 24 ottobre – una recente novità adottata nel trattamento della calcolosi renale complessa, il Laser Tullio. Ne parliamo col dottor Mondino.
Qual è la novità sulla calcolosi renale?
La nuova metodica prevede il posizionamento di una nuova camicia ureterale/renale in aspirazione, un po’ come se fosse un’aspirapolvere. Favorisce la rimozione, tramite pressione negativa, dei frammenti di calcolo, aspirando un maggior numero di pezzi in modo più completo rispetto al classico cestello. L’aspirazione avviene sia da un accesso percutaneo diretto al rene sia per via retrograda dalle vie tradizionali.
Cos’è la camicia?
È un dispositivo semirigido che viene introdotto tramite l’uretra, le vie urinarie dal basso o tramite puntura percutanea dall’alto e serve da tramite per favorire l’estrazione dei frammenti.
Cosa permette di fare il Laser Tullio che prima non si poteva fare?
Il Laser Tullio, opportunamente settato, ottiene una frantumazione e una polverizzazione completa del calcolo. Prima bisognava estrarre tutti i frammenti uno ad uno con una sorta di cestello endoscopico; con la camicia in aspirazione, anche i pezzi più piccoli vengono aspirati ed estratti, garantendo una maggior bonifica della calcolosi in minor tempo e riducendo il numero di interventi per calcolosi complesse delle vie urinarie.
Quali sono i benefici per il paziente?
Una maggior percentuale di pazienti completamente liberi da calcoli (stone free) al termine della procedura, tempi operatori ridotti, minore necessità di reinterventi e minor rischio di infezioni, in quanto con la camicia manteniamo basse pressioni intrarenali.
Si fanno sempre i “buchi” per accedere al rene?
Per calcoli renali superiori a 2 cm si fa un solo piccolo accesso miniaturizzato da 16 French (pochi millimetri) in mini-percutanea dal fianco, eseguito direttamente dall’urologo senza il radiologo interventista. Si può associare un approccio retrogrado dal basso con una seconda camicia in aspirazione. Questa procedura fa risparmiare due cestelli endoscopici (il cestello è una rete che serve per “catturare” i calcoli) ed evita centinaia di passaggi estrattivi.
Il Laser Tullio viene impiegato anche per altre patologie?
Sì, per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, per i calcoli vescicali/ureterali/renali e per l’asportazione in blocco o laserizzazione dei tumori della vescica, dell’uretere e dell’alta via escretrice, riducendo notevolmente i sanguinamenti. Il Laser è stata una svolta.
I trattamenti richiedono giorni di ricovero o si fanno in Day Hospital?
È necessario il ricovero. Nei casi meno complessi la degenza è di una sola notte (Day Surgery con pernottamento), mentre nei casi più complessi servono giorni di osservazione. La riduzione dei sanguinamenti abbassa notevolmente le necessità di trasfusione e i giorni di permanenza in ospedale.
Quali sono i volumi e i tipi di intervento eseguiti a Savigliano?
Eseguiamo circa 100 interventi all’anno di chirurgia oncologica maggiore (in gran parte in laparoscopia con colonna ad alta definizione e ultimamente con tecnologia 3D); circa 300 interventi per calcolosi e almeno 200 interventi per ipertrofia prostatica. Tutto è volto per ridurre al minimo il tempo di degenza. Abbiamo inoltre introdotto l’EcoLaser per trattare l’ipertrofia prostatica benigna in pazienti anziani che assumono anticoagulanti; si fa in regime puramente ambulatoriale (al pomeriggio si va già a casa).
Come è attualmente l’organico dell’Urologia di Savigliano?
Dopo qualche mese di difficoltà per carenza di personale diffusa sul territorio, è stato completato grazie all’arrivo di tre giovani urologi dalla Scuola di specializzazione dell’Università di Torino / Ospedale Molinette; a proposito, ringrazio il prof. Fiori (direttore scuola di specializzazione) e il prof. Gontero (direttore clinica universitaria). Andremo inoltre ad accogliere urologi in formazione specialistica nel 2027. Colgo l’occasione per ringraziare la direzione dell’Asl Cuneo Uno per il prezioso supporto nella volontà di incrementare l’organico e mettere a disposizione la tecnologia più moderna, oltre agli Amici dell’ospedale per le donazioni.
Al congresso si è parlato anche del ruolo degli infermieri e del progetto sull’autocateterismo. Ce lo spiega?
Intanto ringrazio tutto il personale infermieristico e Oss del reparto di urologia, della sala operatoria ed endoscopica e dell’ambulatorio. Al congresso è stato presentato un progetto della sala endoscopica che segue 93 pazienti: invece di mettere loro un catetere fisso a dimora, vengono addestrati dalle infermiere all’autocateterismo (a mettere il catetere da soli) ad orari stabiliti, migliorando enormemente la loro autonomia e qualità di vita. Il 25,8% riguarda pazienti ostruiti che usano l’autocateterismo in via temporanea, in attesa dell’intervento di disostruzione; il restante 74,2% comprende pazienti con vescica neurologica che lo eseguono in forma cronica in totale autonomia.



