Operazione Tanaro: 7 misure cautelari per discarica abusiva e traffico illecito di rifiuti [VIDEO]

Contaminazione fino a 300 volte oltre i limiti di legge, tonnellate di rifiuti pericolosi, timbri falsi e un kit per clonare targhe
03 Nov 2026   ,

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Dall'alto, il Tanaro che scorre ai margini di Alba è parte di un paesaggio che il mondo intero conosce: le colline, i vigneti, il centro storico, quel patrimonio che l'UNESCO ha riconosciuto all'umanità. Ma lungo le sue sponde, a poca distanza da tutto questo, c'era un'altra Alba. Quella delle batterie esauste, dei fusti corrosi che perdevano sostanze oleose, dei cavi bruciati, dei rifiuti elettronici lasciati sotto la pioggia. Una discarica a cielo aperto, secondo i Carabinieri, in piena fascia fluviale vincolata.

All'alba del 27 ottobre, circa 30 militari sono entrati nel campo nomadi "Pinot Gallizio" e in altre località del Cuneese per eseguire 7 misure cautelari personali: divieto di dimora nel campo e divieto di esercizio d'impresa. Nel corso dell'intera operazione, tra componente territoriale e forestale, sono stati impiegati circa 100 Carabinieri. A coordinare tutto, la Procura della Repubblica di Asti.

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Una filiera dietro le partite IVA

L'indagine, battezzata "Operazione Tanaro", è partita nel 2024 ed è stata condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba insieme al Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo. Il lavoro ha portato a individuare, secondo l'ipotesi accusatoria, una filiera illecita riconducibile a 21 persone, legate da rapporti familiari, alcune delle quali titolari di ditte individuali o soci di cooperative formalmente attive nel recupero di rottami.

Il meccanismo, ricostruito dagli investigatori, era semplice nella logica e devastante negli effetti. Le partite IVA offrivano una parvenza di legalità. Dentro il campo, però, i carichi di rifiuti speciali arrivavano senza alcuna tracciabilità: veniva estratto ciò che aveva valore — rame, ottone, ferro — e tutto il resto, privo di valore commerciale ma altamente inquinante, veniva sversato o ammassato a ridosso delle abitazioni e sulle sponde del fiume.

È quello che i Carabinieri descrivono come un vero e proprio mercato parallelo e remunerativo. A dimostrarlo, oltre alle svariate tonnellate di rifiuti pericolosi e ai cumuli di metalli pregiati sequestrati, anche i timbri aziendali usati per attestare conferimenti mai avvenuti e un kit professionale per la contraffazione di targhe automobilistiche.

I numeri dell'inquinamento

Il dato più allarmante arriva dai laboratori. I carotaggi e i campionamenti del terreno, condotti con il supporto tecnico dell'A.R.P.A. Piemonte, hanno restituito un quadro di contaminazione profonda: suoli privi di qualsiasi impermeabilizzazione, che accoglievano fusti corrosi, carcasse e parti meccaniche non bonificate, batterie al piombo, cavi bruciati, apparecchiature elettriche ed elettroniche esposte alle intemperie.

Gli esiti parlano di livelli di contaminazione tossica fino a 300 volte superiori ai valori soglia di legge, con concentrazioni allarmanti di idrocarburi pesanti, piombo, zinco, antimonio, cadmio e cromo. Sostanze che, in un'area fluviale, non restano ferme dove vengono lasciate.

I provvedimenti

Prima delle misure personali, il 1° ottobre erano già scattati il sequestro preventivo delle aree contaminate e di 7 autocarri impiegati nei trasporti illegali. Tutti i 21 indagati sono stati deferiti alla Procura di Asti per gestione illecita di rifiuti, discarica abusiva e deturpazione di bellezze naturali. Per i 7 destinatari delle misure cautelari le ipotesi di reato comprendono anche l'inquinamento ambientale.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: le misure adottate e gli elementi raccolti hanno natura provvisoria e, nel pieno esercizio del diritto di difesa, le fasi successive potranno condurre anche a valutazioni diverse da quelle attuali.