Un video virale ha riacceso il dibattito sui taser usati dalle forze dell'ordine [VIDEO]

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Un video virale e una condanna lampo riaccendono il dibattito sull'uso del taser (chiamato anche pistola elettrica o storditore elettrico è un'arma non letale che fa uso dell'elettricità per impedire il movimento del soggetto colpito facendone contrarre i muscoli) da parte delle forze dell'ordine. L'episodio, avvenuto a Cuneo la scorsa settimana sotto i portici di corso Giolitti, ha visto come protagonista una donna in forte stato di alterazione psicofisica e armata di un coccio di vetro. L'intervento delle forze dell’ordine si è concluso con l’attivazione del taser da parte dei Carabinieri, scatenando immediate reazioni politiche prima che la giustizia facesse il suo corso.
Il caso
Secondo le ricostruzioni delle forze dell'ordine e le immagini circolate in rete, la donna stava minacciando i passanti e si è scagliata con violenza contro i militari e una pattuglia della Polizia locale intervenuta sul posto. Impugnando un pezzo di vetro, ha aggredito direttamente un Carabiniere, assestandogli uno schiaffo. A quel punto, per neutralizzare la minaccia, uno dei militari ha estratto e utilizzato il taser. Il filmato cattura il momento esatto in cui la donna, raggiunta dalla scarica elettrica, si irrigidisce e cade rovinosamente in avanti sul pavimento dei portici, per poi essere ammanettata mentre urla.
Il caso ha avuto un iter giudiziario rapidissimo. A pochissimi giorni dall'arresto, la donna è stata processata e condannata a 11 mesi di reclusione con rito direttissimo con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e tentate lesioni aggravate.
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La politica si divide
Le modalità dell'immobilizzazione hanno diviso l'opinione pubblica e la politica. I Radicali italiani hanno definito l'azione «sproporzionata e inadeguata», sollevando forti dubbi sulla durata della scarica e sostenendo che l'impulso elettrico sia proseguito anche quando la donna si trovava già a terra, inerme, dopo la caduta. I Radicali hanno chiesto chiarimenti formali per verificare il rispetto dei protocolli d'uso.
Di parere opposto il Sindacato italiano militari Carabinieri, che ha espresso totale solidarietà ai colleghi coinvolti, difendendo fermamente l'operato della pattuglia, definendo il taser uno «strumento indispensabile» che ha evitato il ricorso ad armi letali o una colluttazione fisica che avrebbe potuto provocare feriti ben più gravi tra gli operatori e la donna stessa.
Tuttavia, il caso cuneese solleva ancora una volta interrogativi complessi sulla gestione dell'ordine pubblico in contesti urbani sensibili e sulla sottile linea che separa la necessaria difesa delle forze dell'ordine dall'eccesso di forza nei confronti di soggetti in evidente stato confusionale o psichico alterato.
Paolo Biancardi



