L'Imago ospita il fotografo Guido Harari per la sua mostra annuale

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A metà ottobre – e per tre weekend – palazzo Muratori Cravetta a Savigliano ospiterà le foto del circolo Imago e i ritratti di un grande nome della fotografia contemporanea: Guido Harari.
Nello storico edificio di via Jerusalem i soci del gruppo fotografico saviglianese proporranno la sezione “Armonie”: 71 scatti scelti da una giuria su un totale di 1.400, mentre il maestro albese d’adozione porterà circa duecento ritratti di gente comune – per la maggior parte in bianco e nero – nell’ambito del suo progetto “Caverna magica”, un set fotografico che accompagna le sue mostre in giro per l’Italia (Alba, Ancora, Ferrara, Milano, Vicenza, Matera e Perugia le città visitate in quattro anni).
«La nostra mostra è un evento tradizionale – spiega il presidente Imago Bruno Mondino – ma quest’anno abbiamo deciso di offrire qualcosa in più». «Il rapporto con Harari è nato durante il Covid – svela Petra Senesi, socia Imago e consigliera comunale – durante un incontro online. Il contatto è continuato negli anni e per noi ora è un onore averlo a Savigliano».
L’esposizione, ad ingresso gratuito, è curata dall’Assessorato alla cultura del Comune, con Banca e Fondazione CRS, associazione Civitas, Fondazione Lateral e vari sponsor privati. Sarà inaugurata, alla presenza di Harari, sabato 17 ottobre. Sarà aperta nei fine settimana, con orario 10-12.30 e 15-19, sino a domenica 1° novembre (disponibile per le scuole nei giorni infrasettimanali).
Harari è famoso per i suoi ritratti di rockstar come David Bowie, Bob Dylan, Frank Zappa e tanti altri; tra gli italiani, Fabrizio De André e Vasco Rossi. «Quando mi è stato chiesto di venire a Savigliano – racconta – mi sono detto: non porto “l’archivio”, voglio portare qualcosa che stimoli gli appassionati di fotografia quali sono i membri di un circolo. Qualcosa che sia anche alla loro portata». Le foto di Harari saranno disposte in quattro sale del palazzo allestite come se ci fosse un set in corso. «Porterò non solo i ritratti – continua il fotografo – ma anche la relazione che nasce con la persona da ritrarre. Nelle varie città in cui ho realizzato gli scatti, chiunque si poteva prenotare per essere ritratto. Io prima ci parlavo una mezz’oretta, per capire chi avevo davanti. Poi scattavo e la persona seguiva tutta la post-produzione, fino alla stampa della foto, che veniva infine esposta. Oltre alle persone comuni, il progetto ha coinvolto anche persone fragili (disabili, migranti, ecc…) in una serie di “ritratti sociali”. Le persone comuni – conclude Harari – hanno una unicità che non viene fuori dai selfie e dalle foto sui social network, che oggi banalizzano tutto».
Dalla Caverna magica, spunterà invece anche un po’ di anima: sia del fotografato che del fotografo.
Guido Martini




