Dal Piemonte alla Georgia in moto - Diciassettesima tappa: In ricordo delle giovani vittime

Slavonski Brod, la città croata che pagò uno dei tributi più alti in termini di giovani vittime durante la guerra
11 Ago 2026   

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In questo penultimo episodio della rubrica portata avanti da Maria Gabriella Asparaggio, la nostra corrispondente e suo marito Gianluigi, sulla strada del ritorno, sostano a Slavonski Brod, città croata apparentemente dormiente, in cui la memoria collettiva resta ancora molto divisa per quanto riguarda quanto accaduto nel corso della guerra in Jugoslavia.

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Slavonski Brod è una città tranquilla, quasi sonnolenta sotto la calura del giorno. Solo al calare del sole si risveglia: i tavolini dei bar si riempiono e le persone si trattengono fino a tarda sera.

Dalla via principale si raggiungono facilmente la grande fortezza settecentesca, restaurata solo in parte, e il lungofiume della Sava, che segna il confine con la Bosnia ed Erzegovina. Oggi il fiume scorre placido, ma negli anni Novanta fu una linea del fronte e teatro di pesanti bombardamenti. A ricordarlo ci sono gli affreschi che decorano il muro di protezione lungo la riva.

Le immagini sono dedicate ai bambini di Slavonski Brod, la città croata che pagò uno dei tributi più alti in termini di giovani vittime durante la guerra. Raffigurano bambine che cadono nei giardini pubblici, giochi interrotti dalla violenza e il ponte colpito dalle bombe. Un racconto per immagini che rende ancora più tangibile l'assurdità della guerra.
Quel ponte è ancora lì. Collega due Stati e, allo stesso tempo, rappresenta una frontiera tra l'Europa dell'Unione europea e i Balcani occidentali. Ogni giorno è attraversato da camion, automobili, ciclisti e pedoni. La sera le lunghe file di veicoli, illuminate dai fari, disegnano una scia luminosa che sottolinea l'importanza strategica e geopolitica di questo passaggio.

Parlando con alcuni croati emerge un sentimento ancora vivo: molti ritengono che in Serbia non ci sia stata una piena assunzione di responsabilità per quanto accaduto durante le guerre jugoslave e che, troppo spesso, si continui a raccontare soprattutto le atrocità subite, sorvolando su quelle commesse. Un tema ancora aperto, che dimostra come, a oltre trent'anni dalla fine del conflitto, la memoria resti profondamente divisa.

Maria Gabriella Asparaggio