Dal Piemonte alla Georgia in moto - Sedicesima tappa: Un'inaspettata gentilezza

Il viaggio verso casa continua tra frontiere, incontri e luoghi storici
10 Ago 2026   

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Prosegue il ritorno verso l'Italia dei nostri Maria Gabriella Asparaggio e Gianluigi Hollò: dopo aver salutato la Grecia, i nostri attraversano la Bulgaria, la Serbia e la Croazia. Proprio in Serbia, i due ricevono un inaspettato e apprezzatissimo regalo da uno sconosciuto.

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Lasciata la Grecia, attraversiamo il confine con la Bulgaria. Grazie all'ingresso dei due Paesi nell'area Schengen, la frontiera è ormai quasi impercettibile: restano gli edifici e le corsie che un tempo ospitavano i controlli, memoria delle interminabili code vissute da chi attraversava la frontiera, ma oggi si passa senza fermarsi.

Il quartiere ottomano di Plovdiv

Il quartiere ottomano di Plovdiv

Pernottiamo a Svilengrad e il giorno seguente raggiungiamo Plovdiv, una delle città più antiche d'Europa ancora abitate. Passeggiamo tra il centro storico e gli antichi quartieri ottomani, lasciandoci conquistare dall'atmosfera di una città dove si intrecciano culture e secoli di storia. Qui ricordiamo anche il passaggio del Giro d'Italia, che quest'anno ha preso il via proprio da Plovdiv con una tappa di 175 chilometri fino a Sofia.

Ripartiamo quindi verso la Serbia. Purtroppo non è possibile evitare il transito in un Paese non appartenente all'Unione Europea e tornano così le lunghe attese alla frontiera: code in ingresso, controlli in uscita e nuovi controlli all'entrata.
Sotto il sole cocente di Dimitrovgrad, il nostro piccolo ombrello parasole cede definitivamente. Quando ormai ci rassegniamo, un signore scende con estrema calma da una splendida Porsche, apre il bagagliaio e, senza dire molte parole, ci regala un robusto ombrello pieghevole blu, rigorosamente "Made in Germany". Un gesto semplice, inatteso, che rende più lieve una giornata iniziata con molta pazienza.

Proseguiamo verso Niš, che visitiamo tra la sera e il mattino seguente. La tappa più intensa è il Campo di concentramento "12 febbraio" (Crveni Krst), uno dei pochi lager nazisti conservati nei Balcani. Il nome "Croce Rossa" deriva dal fatto che l'associazione umanitaria sorgeva a poca distanza. Durante la Seconda guerra mondiale vi furono imprigionate circa 35.000 persone e, secondo le stime, oltre 10.000 persero la vita. Ebrei, rom, partigiani, oppositori del regime, ma anche donne, bambini e civili innocenti vi furono rinchiusi e spesso utilizzati come ostaggi. Camminare tra quelle baracche restituisce il peso di una memoria che non dovrebbe mai essere dimenticata.

Riprendiamo quindi la strada verso la Croazia. Seguendo il consiglio di una signora del posto scegliamo il valico di Ilok, ritenuto più scorrevole. Per noi l'attesa è contenuta, mentre la fila dei veicoli diretti dalla Croazia verso la Serbia sembra non avere fine.

In serata raggiungiamo Slavonski Brod. Il viaggio verso casa continua, ma anche negli ultimi chilometri i Balcani ci ricordano quanto questa terra sia fatta di frontiere, incontri e pagine di storia che meritano di essere conosciute.

Maria Gabriella Asparaggio