Dal Piemonte alla Georgia in moto – Nona tappa: Vecchi posti, nuovi significati

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Quante volte è capitato di rivedere un posto o anche banalmente una foto o un film e scorgere sfumature diverse rispetto al passato? La stessa sensazione l'ha provata la nostra Maria Gabriella Asparaggio, che nel ritornare in alcune località georgiane ha potuto ammirarne nuove sfaccettature rispetto a quanto fatto negli anni addietro.
Giovedì 23 luglio abbiamo dedicato l'intera giornata al monastero di David Gareja e a Tbilisi. Tornare in luoghi già visitati ha assunto per me un significato diverso rispetto al passato. Un tempo ero alla continua ricerca di posti nuovi, oggi invece mi accorgo che ritrovare un luogo permette di coglierne sfumature che la prima volta inevitabilmente sfuggono. E, in fondo, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
La mattinata ci porta a circa 100 chilometri dalla capitale, al monastero di David Gareja, nella regione del Kakheti, uno dei luoghi più affascinanti della Georgia. Il complesso monastico, scavato nella roccia a partire dall'VIII secolo e ancora oggi abitato dai monaci ortodossi, trasmette un senso di pace e spiritualità che si fonde con il paesaggio quasi lunare che lo circonda.
Un fatto particolare è che due guardie georgiane stanno a controllare il passaggio dei visitatori in quanto il più importante monastero della Georgia è tagliato in due dal confine con l'Azerbaijan nella sua parte superiore lungo il versante della montagna.
Uno degli aspetti più belli del viaggio resta l'incontro con le persone. Molti sono incontri fugaci, altri lasciano un segno e si trasformano in amicizie che continuano anche dopo il rientro. A David Gareja conosciamo una splendida famiglia francese con cui condividiamo parte della visita, scambiandoci racconti, esperienze e contatti.
Rientrati a Tbilisi, ritrovo le scritte "Fuck Russia", che continuano a comparire sui muri e negli angoli della città. Non sono semplici graffiti, ma il riflesso di una ferita ancora aperta. In Georgia il ricordo dell'occupazione russa dell'Abcasia e dell'Ossezia del Sud è ancora vivo, così come lo è la solidarietà verso l'Ucraina.
Ci soffermiamo sul Ponte della Pace, simbolo di un ideale universale che tutti i popoli desiderano, ma che troppo spesso viene sacrificato agli interessi geopolitici. La guerra in Georgia nel 2008 e l'invasione dell'Ucraina hanno mostrato come, dietro il pretesto della tutela delle minoranze, possano celarsi politiche di espansione territoriale in aperto contrasto con il diritto internazionale.
Il Ponte della Pace in vetro e acciaio dalla forma arcuata attraversa il fiume Kura ed è lungo 156 m. È stato inaugurato ufficialmente nel 2010, è pedonale ed è stato portato in Georgia dall' Italia in 200 componenti non assemblati.
Tra i luoghi più suggestivi della capitale ci colpiscono anche le Cronache della Georgia, l'imponente complesso monumentale (16 enormi colonne in pietra e metallo alte tra i 30 e i 35 m; nella parte alta raffigurano re, regine, poeti, in quella inferiore episodi della vita di Gesù) situato su una collina che domina il "mare di Tbilisi", il lago artificiale della capitale, e la statua della Madre della Georgia, simbolo dell'identità nazionale, costruita nel 1958, alta 20 metri, in alluminio. È inevitabile il paragone con la monumentale Madrepatria di Kiev, ancora più imponente, entrambe testimoni della forza e della resilienza dei rispettivi popoli.

Il cosiddetto "Mare di Tbilisi", il lago artificiale sul quale si affacciano le Cronache della Georgia
Ogni ritorno conferma che un viaggio non è mai identico a quello precedente: cambiano i luoghi, cambiano le persone incontrate, ma soprattutto cambia lo sguardo di chi li attraversa.
Maria Gabriella Asparaggio







