Il poliedrico militare impegnato nel sociale si è spento a quasi cento anni

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.
Profondo cordoglio ha destato in città la morte di Vincenzo La Porta, 97 anni, protagonista della vita associativa e culturale saviglianese.
Originario di Canicattì, in provincia di Agrigento, primo di otto fratelli, ha vissuto prevalentemente qui a partire dai vent’anni. Militare di carriera nel settore sanitario, ha prestato servizio all’ospedale militare e, prima di sposarsi, ha svolto brevi periodi di servizio anche a Treviso. Successivamente ha lavorato per due anni ad Acqui Terme per poi proseguire la carriera all’ospedale militare di Torino. È stato inoltre impegnato per due volte in Norvegia con le truppe Nato. Ha raggiunto il grado di Maresciallo aiutante ufficiale ed è stato insignito del titolo di Cavaliere del lavoro.
Nel 1962 ha sposato Rosita Allan. Dal matrimonio sono nati i figli Diego, nel 1964, e Saverio, nel 1966.
La Porta ha fatto parte dell’Associazione nazionale Alpini e della San Vincenzo, collaborando anche con le parrocchie. È stato presidente del Cenacolo di poesia Clemente Rebora e promotore di diverse iniziative culturali.
Tra le sue passioni figuravano il teatro, il calcio (era tifoso del Toro), la poesia, l’arte, la fotografia (ha fatto parte del circolo Imago) e i viaggi. Era anche amante della buona cucina e del vino di qualità. Coltivava l’interesse per la politica e l’impegno sociale, oltre a dedicare grande attenzione ai rapporti umani e alla famiglia.
Il suo funerale è stato celebrato martedì (13 ottobre) pomeriggio a San Pietro.



