Alcuni studenti hanno trovato un modo per fare soffrire meno i pazienti della terapia intensiva

Presentato al “Santissima Annunziata” il progetto ideato dagli alunni saluzzesi
09 Ott 2026   ,

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Costellare il soffitto di immagini amene per dare sollievo alla gente che soffre. È con queste premesse che, nel reparto di Terapia intensiva del “Santissima Annunziata” di Savigliano, è stato presentato il progetto “Umanizzazione delle Cure in Terapia Intensiva”, nel pomeriggio di venerdì 9 ottobre: l'idea, totalmente finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (e quindi a costo zero per l'Asl Cuneo Uno), è stata pensata e sviluppata dai giovani, più precisamente da alcuni studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Soleri-Bertoni” di Saluzzo.

Il lavoro consiste nell'applicazione di alcuni pannelli (rappresentanti paesaggi ameni) sul soffitto del reparto, in corrispondenza dei lettini: in tal modo, i pazienti, invece di fissare un banale e apatico soffitto verde, possono viaggiare con lo sguardo e con la mente, sognando un futuro più roseo.

Il progetto è nato due anni fa; protagonisti gli studenti del triennio dell'Istituto di Istruzione Superiore "Soleri-Bertoni" di Saluzzo. I ragazzi, coordinati dai loro insegnanti, hanno svolto un attento lavoro di ascolto delle testimonianze dirette di operatori sanitari e famiglie per comprendere meglio le necessità psicologiche ed emotive di un'area critica. Successivamente, hanno analizzato le planimetrie del reparto e hanno elaborato proposte progettuali concrete, unendo competenze artistiche e creative.

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«Questo risultato è il frutto di un lavoro di collaborazione e condivisione con il territorio: la rianimazione è un posto a volte inteso come sofferenza, e noi cerchiamo di fare stare meglio le persone - ha spiegato la dottoressa Bruna Lavezzo, direttore della struttura complessa di Anestesia e Rianimazione presso l'Ospedale Santissima Annunziata di Savigliano - Questa ambientazione aiuta la gente a stare meglio in un percorso molto difficile, sì, ma anche di speranza di vita. Un grazie agli studenti, agli insegnanti e alla dirigente e anche alla coordinatrice del reparto, la dottoressa Giuseppina Mistretta. Possiamo affermare che questo progetto funziona. Chissà, magari nel 2027 si potrà fare qualcosa di nuovo».

Questo progetto - che continuerà a vivere anche nel futuro ospedale Savigliano-Saluzzo-Fossano - «è stata un'esperienza molto positiva, che sarebbe bello poter ripetere - ha affermato la professore Elena Blengino del “Soleri-Bertoni” di Saluzzo - Questo è stato un esperimento di progettazione che ha funzionato sia per quanto riguarda il percorso che il risultato finale».

Il risultato finale

Il risultato finale

A fare da portavoce degli studenti presenti alla conferenza è stata la giovane Matilde Bonardo: «Da creatrice, sono molto contenta che questo lavoro sia andato a buon fine e che si possa portare un po' di umanità in un posto del genere. Ringrazio i medici che sono stati super fiduciosi e disponibili nell'affiancarci in questo lavoro. Un verbo per riassumere questo progetto? "Desiderare (di vivere)" o "sperare"».

Il direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza Mario Raviolo, che ha partecipato alla presentazione insieme al dirigente medico di Presidio Federica Moroni, ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei giovani: «In questo luogo ci si sente indifesi, soli, nonostante la professionalità e l’empatia del personale. Credo sia stata un’esperienza importante per giovani ai quali è stata offerta un’opportunità di mettersi al servizio con un’opera che porterà serenità e speranza ai pazienti».

Alessio Bessone