Alberto Chiavassa è il nuovo presidente dell'asilo: «Al centro devono esserci i bambini»

Il nuovo Consiglio di Amministrazione resterà in carica quattro anni,
04 Ott 2026   

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.

Alberto Chiavassa è il nuovo presidente dell’asilo di Ruffia. Il nuovo Consiglio di Amministrazione, che resterà in carica quattro anni, è composto anche da Alessandro Giletta, vicepresidente, Alice Chiavazza, segretaria, Giulia Giacosa e Alessia Bertin.
Un incarico che Chiavassa affronta con entusiasmo, guardando al futuro dell’istituzione e al suo ruolo nella comunità.

Come ha accolto questo nuovo incarico?

«Con grande entusiasmo e piacere. L’asilo è una realtà molto importante per Ruffia e credo che, prima ancora di parlare di numeri, bilanci o progetti, al centro di tutto debbano esserci i bambini. Il nostro obiettivo è fare in modo che possano vivere questi primi anni in un ambiente sereno, accogliente e stimolante, dove imparare, giocare, stare insieme e crescere nel modo più naturale possibile. Per me è una grande soddisfazione poter dare il mio contributo».

Quali saranno i primi obiettivi del nuovo Consiglio?

«Il primo obiettivo è mettere sempre al centro il benessere dei bambini. Vorremmo creare le condizioni perché possano vivere l’asilo con entusiasmo, sentendosi accolti e liberi di esprimersi. Credo molto nell’importanza del gioco, del rapporto con gli altri e delle esperienze concrete. Viviamo in un piccolo paese e abbiamo la fortuna di avere un contesto che permette ai bambini di stare a contatto con la natura. Mi piacerebbe valorizzare sempre di più questo aspetto, che considero un patrimonio educativo prezioso».

L’asilo ha però un ruolo che va oltre l’educazione. Quanto è importante per la comunità di Ruffia?

«È importantissimo. L’asilo è innanzitutto un luogo pensato per i bambini, ma intorno a loro si crea una comunità. È uno dei primi luoghi in cui imparano a stare insieme, condividere, aiutarsi e rispettare gli altri. Allo stesso tempo permette alle famiglie di incontrarsi e creare relazioni. In un piccolo paese questo assume un valore ancora maggiore: l’asilo può essere un punto di riferimento per le famiglie e contribuire a creare quel senso di comunità che rende un paese vivo».

Il calo demografico rappresenta una sfida anche per le scuole dell’infanzia. Come vede il futuro dell’asilo?

«Il calo demografico è certamente una sfida per tutti i piccoli comuni, ma proprio per questo è ancora più importante valorizzare ciò che possiamo offrire ai bambini e alle famiglie. Un piccolo asilo ha il vantaggio di poter creare un ambiente familiare, nel quale ogni bambino può essere seguito e conosciuto nella sua individualità. Vorrei che l’asilo di Ruffia continuasse a essere scelto perché rappresenta un luogo in cui i bambini possono crescere bene, in un ambiente sereno e a misura di bambino».

 

Quanto sarà importante il rapporto con le famiglie?

«Fondamentale. Educare un bambino significa anche creare una buona collaborazione tra chi lo accompagna a casa e chi lo segue durante la giornata all’asilo. Vorremmo mantenere un dialogo aperto con i genitori e creare occasioni nelle quali possano sentirsi parte della vita dell’asilo. Le famiglie possono inoltre portare idee, energie e competenze capaci di arricchire le esperienze dei bambini».

Ci sono interventi sulla struttura o sulle attrezzature che considera prioritari?

«Valuteremo insieme alle insegnanti quali siano le esigenze più utili per migliorare l’esperienza quotidiana dei bambini. Più che pensare a interventi fini a sè stessi, credo sia importante chiedersi sempre: “Questo può essere utile ai bambini?”. Gli spazi, i giochi e le attrezzature devono essere funzionali alle loro attività e alla loro crescita. Penso inoltre che il rapporto con la natura e la possibilità di vivere gli spazi esterni siano elementi da valorizzare».

Quanto sarà importante il sostegno della comunità?

«È fondamentale. Un asilo appartiene prima di tutto ai bambini e alle loro famiglie, ma rappresenta anche un patrimonio dell’intera comunità. Il sostegno del Comune, delle associazioni, delle attività locali e dei cittadini è quindi molto importante. Mi piacerebbe che intorno all’asilo si continuasse a creare una rete di collaborazione, perché quando una comunità si prende cura dei propri bambini sta investendo nel proprio futuro».

L’asilo ha una storia importante per Ruffia. Come si può valorizzarla guardando al futuro?

«La storia dell’asilo è un patrimonio importante e credo sia giusto riconoscere il lavoro di tutte le persone che negli anni hanno contribuito a portarlo avanti. Ringrazio le amministrazioni precedenti e tutti coloro che hanno dedicato tempo e impegno a questa realtà. Noi raccogliamo questa eredità con rispetto, ma abbiamo anche il compito di guardare avanti e capire quali siano oggi le esigenze dei bambini e delle famiglie. La tradizione ha valore proprio quando riesce a continuare a vivere nel presente».

Qual è oggi il punto di forza dell’asilo e dove si può migliorare?

«Credo che uno dei punti di forza sia il clima familiare e il rapporto che si crea tra bambini, insegnanti e famiglie. In una realtà piccola questo è un valore enorme, perché permette di conoscere ogni bambino e accompagnarlo nella crescita. Possiamo però migliorare creando nuove esperienze per i bambini e occasioni di coinvolgimento per le famiglie e per il territorio. Vorrei che l’asilo fosse sempre più un luogo nel quale i bambini abbiano voglia di stare, imparare e scoprire».

Che cosa vorrebbe trovare realizzato alla fine dei quattro anni?

«La cosa più importante non sarà un’opera o un progetto specifico, ma poter guardare indietro e sapere di aver contribuito a creare qualcosa di positivo per i bambini. Mi piacerebbe che alla fine dei quattro anni l’asilo fosse ancora un luogo dove arrivano volentieri al mattino, dove possono giocare, imparare, fare amicizia, stare all’aria aperta e crescere in un ambiente sereno. Vorrei inoltre che le famiglie continuassero a sentirlo come una realtà importante e vicina. Se riusciremo a fare questo, penso che avremo raggiunto il nostro obiettivo più importante».

Paolo Biancardi