Don Sesto Coda torna in Ecuador: «Ma un giorno rientrerò a Savigliano»

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.
Dieci anni fa, quando arrivò a Savigliano, portò con sé un po’ del calore del Sudamerica nel modo di dire messa; un calore che traspare anche dal suo modo di essere sacerdote. Con il tempo, il suo stile è diventato un tratto distintivo che molti fedeli hanno cominciato a riconoscere e ad apprezzare.
Ordinato prete a San Pietro il 26 marzo 1972 dall’allora vescovo di Asti, oggi, dopo un decennio nella nostra città, don Sestilio Coda torna in Ecuador, la terra dove ha svolto il suo ministero sacerdotale per più di trent’anni come missionario. La saudade, come dicono i portoghesi, cioè quel sentimento di profonda nostalgia per un luogo, ha prevalso nel cuore del missionario saviglianese e lo ha spinto a tornare in quel Paese dove è stato per tanto tempo.
Don Sesto, perché ha deciso di tornare in Ecuador?
Devo andare perché è indispensabile. Ho ricevuto alcune proposte, ma ho deciso di accogliere quella della mia famiglia in Ecuador. Mi stabilirò a Quito, la capitale, dove ho vissuto per 35 anni. I miei familiari si sono resi disponibili a prendersi cura di me in questa fase della mia vita.
Le fa piacere tornare?
Sì, mi fa piacere, sono molto contento. Dovevo tornare in Ecuador già qualche anno fa, ma poi, per motivi di salute, non sono riuscito. Sono rimasto qui per dieci anni. In questo periodo è nata questa possibilità che ho accettato con gioia perché mi permette di passare un po’ di tempo con la mia famiglia ecuadoriana.
Quanto tempo pensa di fermarsi in Sudamerica?
Non so quanto tempo mi fermerò, però la prospettiva è di ritornare qui a Savigliano.
Dieci anni fa, quando è tornato nella nostra città, ha portato un po’ di Sudamerica. All’inizio qualcuno è rimasto stupito; poi il suo stile è diventato un tratto distintivo che i fedeli hanno cominciato a conoscere e ad apprezzare...
Ho incontrato qualche difficoltà forse legata al mio stile. Quando sono rientrato ho portato un modo di vita diverso da quello che si vive in Italia: qui c’è benessere economico, mentre in Ecuador si vive sotto un’altra prospettiva.
In questi anni il Paese sudamericano è rimasto sempre nel suo cuore?
Io sono innamorato dell’Ecuador perché mi ha dato molto più di quanto gli ho dato io. Gli ecuadoriani mi hanno insegnato a vivere e che cos’è la vera fede e che questa si realizza attraverso le opere.
Farà il “pensionato” o ha già qualche impegno in programma?
Farò il “pensionato”, però so che laggiù è difficile perché ci sarà da fare. Vedrò come posso realizzare le proposte che arriveranno. Sicuramente non insegnerò più all’Università, perché sono un po’ fuori età.
Ha in mente dei progetti?
So quello che ho lasciato, ma non so quello che incontrerò. In dieci anni le cose cambiano e so che ci saranno delle difficoltà, ma so anche che la Provvidenza mi farà trovare i cammini giusti per portare qualcosa di positivo in questa eccezionale società ecuadoriana.
Le spiace lasciare la nostra città?
Sicuramente. Ho fatto una bellissima esperienza soprattutto in frazione San Salvatore, dove abbiamo costruito una simpatica e vivace comunità. Mi spiace lasciarla, perché loro hanno saputo accettarmi nelle mie “diversità” ed insieme abbiamo camminato. E abbiamo fatto bene.
Sabato scorso i suoi “ragazzi” saviglianesi, che oggi sono uomini e donne adulte, hanno organizzato una piccola festa per salutarla. È stata una bella sorpresa, immagino.
Sì, sabato ci siamo incontrati. Non sapevo nulla: è stato un bel momento di incontro, di allegria, di gioia e si speranza.
Un saluto...
Ringrazio Savigliano che mi ha accolto e mi ha dato la possibilità di far conoscere Gesù e la sua Parola. Oltre a San Salvatore, in questi anni ho prestato il mio servizio anche a Racconigi, a San Filippo e alla Sacra Famiglia. Auguro ai saviglianesi di saper camminare con entusiasmo con il nuovo parroco per costruire una vera comunità cristiana.
Liliana Cimiero



