Dal Piemonte alla Georgia in moto - Ottava tappa: Nei luoghi più iconici

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.
Il viaggio in Georgia dei nostri corrispondenti Maria Gabriella Asparaggio e Gianluigi Hollò prosegue nella capitale Tbilisi e nei suoi dintorni, fra bellezze panoramiche e architettoniche, pericoli in strada e contraddizioni culturali.
Tornare a Tbilisi dopo due anni è stato come riannodare il filo del tempo. Un ritorno che porta con sé la gioia di ritrovare una città amata soprattutto nel suo centro, Piazza della Libertà. Questa volta scegliamo la capitale georgiana come base, rientrando ogni sera in hotel dopo le nostre escursioni.
Mercoledì 22 luglio percorriamo la celebre Strada Militare Georgiana, considerata una delle più spettacolari vie di montagna del mondo. Da secoli rappresenta il principale collegamento attraverso il Caucaso tra Georgia e Russia: una strada percorsa da mercanti, eserciti e invasori, oggi fondamentale per i traffici commerciali tra i due Paesi.
Il ritmo è lentissimo, con una media di appena 30 chilometri orari. La strada misura 212 chilometri, da Tbilisi a Vladikavkaz, ma noi ci fermiamo a Larsi, al confine con la Federazione Russa. A rallentare il viaggio non sono soltanto il traffico intenso e le interminabili colonne di tir con targhe georgiane, russe, turche, azere, armene, kazake e kirghise, insieme con le buche nell'asfalto simili a voragini, ma anche gli animali che condividono la carreggiata: cani randagi, mucche e cavalli attraversano spesso la strada, situazione che imporrebbe prudenza, invece ho visto più sorpassi azzardati qua, come in piena curva e addirittura a destra che in sette vite. La guida peggiore è quella dei russi, ma anche i georgiani non scherzano.
L'itinerario regala alcuni dei luoghi più iconici della Georgia. Si incontra la fortezza medievale di Ananuri, affacciata sul lago artificiale di Zhinvali, per poi raggiungere il Monumento all'Amicizia tra Russia e Georgia. Costruito nel 1983 per celebrare il bicentenario del Trattato di Georgievsk e l'amicizia tra i due popoli, oggi questo enorme mosaico di cemento offre uno straordinario panorama sulla vallata, ma assume un significato ben diverso. È una meta molto frequentata dai turisti, ma difficilmente rappresenta il sentimento di una parte della popolazione georgiana, segnato dalle tensioni con Mosca e dalle ferite ancora aperte dei conflitti degli ultimi decenni.
La strada continua a salire fino al Passo di Jvari, a 2.395 metri di altitudine, prima di raggiungere la suggestiva chiesa della Trinità di Gergeti, ai piedi del monte Kazbek. Uno dei simboli della Georgia, continua ad attirare visitatori da ogni parte del mondo.
Concludiamo la giornata a Larsi, osservando il valico di frontiera attraverso il quale, nei primi mesi dell'invasione dell'Ucraina, migliaia di cittadini russi lasciarono il proprio Paese con ogni mezzo: in automobile, in bicicletta e a piedi per sfuggire alla mobilitazione. Lungo tutto il percorso attirano l'attenzione anche i numerosi cantieri gestiti da imprese cinesi, impegnate nella realizzazione del nuovo collegamento Nord South 2 un'infrastruttura destinata a rendere più rapido il collegamento tra Georgia e Russia e a rafforzare uno dei principali corridoi commerciali del Caucaso.
Su questa strada, dove il paesaggio è di una bellezza straordinaria, ogni curva racconta anche la storia di un confine. Nel Caucaso, infatti, natura, geopolitica e memoria continuano a viaggiare fianco a fianco.
Maria Gabriella Asparaggio










