Tornano i banchi in chiesa, don Alessandro: «Attaccare su queste cose mi sembra assurdo»

Il parrocco risponde dopo le critiche mosse per l'introduzione dei banchi in San Giovanni
26 Lug 2026   

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La decisione di mettere alcuni banchi tra le sedie bianche che da decenni caratterizzano la chiesa di San Giovanni (Savigliano) ha attirato sul parroco don Alessandro Sacco più di una critica, sia via social che sui giornali (a proposito, vedere le lettere a pagina 30 del giornale cartaceo). Lo abbiamo sentito per capire la sua posizione.

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Don Alessandro, perché ha deciso di rimettere i banchi?

«È stata una decisione presa principalmente su suggerimento di un tecnico del suono. Il problema della chiesa di San Giovanni è che, essendo molto vuota, l’audio “rimbombava”. Il tecnico ha suggerito di riempire lo spazio ed ha detto che i banchi aperti aiutano molto di più rispetto alle sedie di plastica. Poiché c’erano dei banchi inutilizzati, abbiamo usato quelli. Molte persone avevano chiesto di poter sentire meglio e, inoltre, di avere la possibilità di inginocchiarsi, come previsto dalla preghiera cristiana».

E ora cambierà anche l’altare?

«Non c’è ancora nulla di deciso nell’immediato. Sull’altare bisognerebbe intervenire più che altro per la sicurezza, togliendo alcuni gradini. Sempre per l’acustica, vorremmo mettere una moquette sul presbiterio al fine di assorbire il suono, come c’era già in passato.»

Lei è stato accusato di non aver consultato i fedeli e di aver fatto di testa sua. Cosa risponde?

«In questo momento il Consiglio pastorale è scaduto e deve essere ricomposto entro la fine dell’anno. Ho comunque tenuto una riunione del Consiglio per gli affari economici il 29 giugno scorso, durante la quale abbiamo condiviso queste idee per il futuro di San Giovanni. Inoltre, diversi fedeli sono stati coinvolti direttamente, perché hanno aiutato fisicamente a spostare i banchi; non si sono mossi da soli o con la telecinesi! Questa disposizione è comunque provvisoria: le chiese normalmente hanno un altare fisso, mentre San Giovanni è stata più volte cambiata nel tempo ed ha arredi “posticci” da anni. Io non oso rimettere in discussione l’orientamento o l’impostazione della chiesa, ma solo apportare modifiche che la valorizzino dal punto di vista acustico e pratico, di fatto senza costi.»

C’è chi pensa che queste decisioni siano il sintomo di un rapporto coi saviglianesi che stenta a decollare.

«Devo dire che ho ricevuto molti riscontri positivi. Ogni cambiamento – anche piccolo – porta con sé la fatica della conoscenza reciproca. Io devo conoscere migliaia di persone e loro devono conoscere me; è un periodo di passaggio delicato. Bisogna anche considerare che passare da due parroci a uno solo raddoppia il lavoro, ma c’è una bellissima sintonia con don Guglielmo, il diacono Paolo, gli altri sacerdoti e chi ci aiuta. Mi sembra strano che alcuni usino certi pretesti per attaccare. Chi cita il Vangelo dovrebbe ricordare che la correzione fraterna parte dal rapporto umano diretto, a tu per tu, non dai social.»

Sui social i toni sono spesso accesi.

«A volte si scrive senza sapere, ma non mi offendo, talvolta queste cose mi fanno sorridere. Attaccare su queste cose mi sembra assurdo. Ci vuole tempo per adattarsi. Prossimamente formeremo dieci commissioni per vari ambiti, in modo da coinvolgere i cittadini più direttamente. Bisogna imparare a supportarsi, rispettando i ruoli. A proposito ricordo che il Consiglio pastorale ha un ruolo consultivo, non deliberativo. In conclusione, cerchiamo di camminare in comunione con il Vescovo e il Papa nella stessa direzione: non ci sono comunità di serie A o di serie B, cerchiamo di tenere insieme tutte le anime.»

Guido Martini