Fabrizio Romano a Savigliano: «Here We Go è nato per caso. Le notizie sono troppe e forse è anche colpa mia»

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Cinque caricatori, un solo telefono, il fuso italiano anche negli Stati Uniti. Fabrizio Romano ha vissuto i Mondiali 2026 con l'adrenalina sempre al massimo e non ha staccato un secondo - «mai pensato di farlo», dice sotto l'ala polifunzionale di piazza del Popolo, a Savigliano - perché mentre le partite finivano tardi in America, in Italia iniziava già il calciomercato estivo. Un paradosso che, per lui, è semplicemente routine.
In un inedito talk dal vivo, esclusiva assoluta in Piemonte (se non addirittura in Italia), il giornalista sportivo più seguito al mondo ha parlato a lungo della sua vita e del suo lavoro e dalla sua chiacchierata emerge il ritratto di un professionista che, arrivato a dominare l'informazione calcistica globale, sente già la necessità di rallentare.
I Mondiali 2026: delusioni e sorprese
«Germania e Olanda grandi delusioni», taglia corto Romano. La sorpresa più bella? «Capo Verde». E il talento del torneo che cambierà il mercato? «Bouaddi del Marocco, 18 anni: è passato da 40 a 80 milioni per le sue prestazioni. Si creano dinamiche per cui per le italiane diventa sempre più difficile competere, vedi i casi Palestra e Summerville».
Sul futuro del calcio mondiale Romano è onesto: «Lamine Yamal è clamoroso, ma la vedo difficile che a quarant'anni possa farci divertire come oggi fanno Ronaldo e Messi. Oggigiorno ci sono molte più partite rispetto a vent'anni fa: in tanti faranno fatica a reggere quei livelli a lungo».
Il "metodo Romano"
Come si costruisce il monopolio mondiale delle notizie di mercato? «I rapporti per me sono tutto». Romano spiega che la sua gerarchia delle fonti ha una logica precisa: prima gli agenti - che «hanno interesse a muovere le acque» - poi la conferma dei club. «I procuratori ti aiutano a fare gli scoop. Ho capito presto che i depistaggi sono un autogol per chi li fa: cresci, migliori, e loro lo capiscono».
Qualche volta sa più dei giocatori stessi. «Il 70-80% chiama continuamente i loro procuratori; quel 20% che preferisce non essere disturbato rende il mio lavoro più facile». E ci sono notizie che sa ma non può dire: «Quando Thiago Silva sembrava vicino al Milan, io sapevo già che sarebbe andato al Porto, ma il presidente del club portoghese, Villas Boas, non voleva che lo dicessi. Me lo sono tenuto per me e alla fine Villas Boas stesso mi ha ringraziato con una lettera personale».
«Here We Go» è nato per caso
La firma verbale più riconoscibile del giornalismo sportivo mondiale è nata quasi per caso. «Stavo riportando una trattativa molto lunga sul Manchester United. Quando si è chiusa ho scritto "Here We Go". Alla gente è piaciuto». Il resto è storia, e letteralmente milioni di follower in tutto il mondo.
Il mea culpa: «Le notizie sono troppe, forse anche colpa mia»
Il passaggio più sorprendente del talk è forse quello in cui Romano si volta indietro e guarda criticamente il sistema che ha contribuito a costruire. «Credo stiamo andando incontro a un eccesso di notizie, forse anche per colpa mia. Sono troppe, tante non sono vere. Serve più comunicazione diretta, più sana. È arrivato un momento in cui fatico a gestirle».
Alessio Bessone
L'ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALE DI MERCOLEDÌ 29 LUGLIO.




