Dal Piemonte alla Georgia in moto - Quinta tappa: Finalmente la Georgia

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Dopo giorni di pellegrinaggio, i nostri inviati Maria Gabriella Asparaggio e Gianluigi Hollò raggiungono finalmente la Georgia: il primo impatto è quello di un Paese fatto di forti contrasti, tra stereotipi verso gli italiani duri a morire, un sistema sanitario non eccelso, tracce di un mondo rurale e la sempre presente impronta sovietica.
L'ingresso in Georgia
Domenica 19 luglio entriamo finalmente in Georgia, scegliendo ancora una volta un valico secondario, quello di Türkgözü. La frontiera turca si supera rapidamente, nonostante alcuni tir che ci lasciano passare. A rallentarci è invece il controllo georgiano
Le guardie ispezionano con attenzione il mio bagaglio, soffermandosi soprattutto sui medicinali. Avevo letto che alcuni farmaci contenenti oppioidi, come il Tachidol, possono creare problemi all'ingresso nel Paese, per cui lo ho evitati. L'ispezione non mi sorprende e nel frattempo le guardie scherzano: gli italiani vengono associati a spaghetti, calcio, mafia e persino a Tarantino. Rispondo che la criminalità organizzata non è un fenomeno esclusivamente italiano. È uno stereotipo duro a morire, alimentato anche da decenni di propaganda antioccidentale che hanno segnato profondamente questa parte dell'ex Unione Sovietica.
Superata la frontiera acquistiamo subito una SIM georgiana, ormai una consuetudine in ogni nostro viaggio. Le montagne ci accompagnano ancora, così come i numerosi cani randagi che sostano vicino ai distributori di carburante o ai bordi della strada.
Ritroviamo anche i grandi cantieri cinesi già visti in passato, impegnati nell'ammodernamento delle principali arterie stradali. È un'immagine che racconta una Georgia in forte trasformazione, ma anche molto dipendente dagli investimenti stranieri, in un delicato equilibrio geopolitico tra Oriente e Occidente.
La sensazione di essere davvero tornati a Est arriva osservando un dettaglio apparentemente banale: i caratteristici tubi gialli del gas, posati all'esterno delle abitazioni, una soluzione comune nei Paesi dell'ex blocco sovietico per facilitare manutenzione e controlli.
Poi il viaggio rallenta inevitabilmente. Mucche, maiali e oche attraversano o percorrono tranquillamente le strade principali, costringendo automobilisti e motociclisti a ridurre la velocità. Lungo la superstrada si susseguono piccoli mercati improvvisati dove si vendono miele, uova, pomodori e ceste di funghi appena raccolti nei boschi. Le buche nell'asfalto ricordano invece che, fuori dalle aree principali, le infrastrutture restano ancora fragili.
Anche i volti raccontano il Paese. Molti degli uomini con cui ci fermiamo a parlare, coetanei tra i cinquanta e i sessant'anni, sono senza denti mostrando i segni di una vita dura e di un sistema sanitario che, non garantisce cure facilmente accessibili.
Una nota positiva arriva infine dal carburante: insieme alla Turchia, la Georgia offre uno dei prezzi più convenienti del viaggio, circa 1,20 euro al litro, un dettaglio che chi affronta migliaia di chilometri in moto non può certo trascurare. Il prezzo più alto lo abbiamo trovato in Grecia.
Il primo impatto con la Georgia è quello di un Paese fatto di forti contrasti: tradizioni rurali e grandi opere, ospitalità e controlli rigorosi, desiderio di modernità e tracce ancora evidenti del passato sovietico. Ed è proprio questa complessità a renderlo una meta tanto affascinante quanto interessante da raccontare.
Maria Gabriella Asparaggio






