Dal Piemonte alla Georgia in moto – Quarta tappa: Attraverso paesaggi fantastici

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Il viaggio verso la Georgia dei nostri inviati (Maria Gabriella Asparaggio e Gianluigi Hollò) prosegue in territorio turco, fra magnifici paesaggi e segni di antiche tradizioni ancora presenti. Il Paese est-europeo è sempre più vicino.
Il magnifico ponte sul Bosforo
Tra il 15 e il 18 luglio continuiamo a risalire la Turchia in direzione della Georgia. Il viaggio inizia con uno dei passaggi che, ogni volta, riesce a emozionarci: l'attraversamento del Ponte Yavuz Sultan Selim sul Bosforo, il ponte sospeso che unisce Europa e Asia e inaugurato da Erdogan nel 2016.
Visto dalla moto è uno spettacolo. Il bianco della struttura si staglia sul blu intenso del mare e restituisce tutta la grandiosità di quest'opera ingegneristica. Con una larghezza di 59 metri è il più largo del mondo; con un' altezza della torre di 322 metri è il più alto al mondo nella classe dei ponti strallati e ha le seconde torri più alte in tutte le classi di ponti.
Lasciata la costa del Mar Nero decidiamo di abbandonare le strade già percorse nei viaggi precedenti per inoltrarci nell'interno dell'Anatolia orientale. È una scelta che ci regala uno degli itinerari più belli affrontati in Turchia: un continuo saliscendi tra vallate, laghi, fiumi e passi di montagna, fino ai 2.470 metri di quota, attraversando Bayburt, Yusufeli, Artvin e infine Ardahan con un passo a 2550 m slm.
La valle del fiume Çoruh è uno dei luoghi naturalisticamente più preziosi del Paese. Inserita nell'area del Caucaso, riconosciuta dal WWF e da Conservation International come uno scrigno di biodiversità, ospita oltre cento specie vegetali minacciate, molte delle quali endemiche della Turchia. Oltre alla presenza della fauna ittica selvatica, qui si allevano il salmone turco e la trota iridea in gabbie galleggianti che vengono esportati in grandi quantità in Russia, Europa e Giappone. Eppure anche qui il cambiamento climatico lascia il segno: il livello dell'acqua del fiume appare sensibilmente più basso rispetto al passato e sulle montagne la neve si è ormai completamente fusa.
A Yusufeli colpisce invece il gran numero di appartamenti TOKİ, il programma di edilizia popolare voluto dal governo turco per le famiglie a basso e medio reddito. Interi quartieri di condomini identici sorgono ai margini della città. L'impressione è quella di grandi insediamenti costruiti in tempi rapidissimi che raccontano una delle tante contraddizioni della Turchia: un Paese capace di realizzare infrastrutture imponenti e all'avanguardia, ma dove nelle campagne permangono povertà e arretratezza.
Da Yusufeli ad Artvin il paesaggio cambia ancora. La strada attraversa una successione impressionante di viadotti e ben 41 tunnel, costruiti nell'ambito dei collegamenti alla grande diga di Yusufeli. In meno di 70 chilometri se ne percorrono circa 57 di gallerie. Un'opera che lascia senza parole e che inevitabilmente porta il pensiero alle infinite attese per il completamento del traforo del Tenda.
La diga, i viadotti e le montagne del Kaçkar, che sfiorano i quattromila metri, compongono uno scenario spettacolare. Le profonde valli del Mar Nero orientale, i prati d'alta quota, i laghi glaciali e gli allevamenti di trote lungo il Çoruh rendono questa regione una delle più affascinanti della Turchia.
Lungo il percorso ci fermiamo anche davanti a una piccola moschea, semplice e quasi anonima, molto diversa dagli edifici monumentali delle grandi città. È una costruzione essenziale, simile alle piccole moschee che spesso si incontrano accanto alle aree di servizio. Anche nella sua estrema semplicità racconta quanto la religione continui a essere parte integrante della vita quotidiana nelle campagne turche.
Gli ultimi chilometri verso Ardahan attraversano altipiani sempre più isolati. Davanti alle case, i mattoni di letame lasciati essiccare al sole per essere utilizzati come combustibile ricordano quanto possa essere dura la vita in queste montagne, dove gli inverni sono lunghi e rigidissimi.
Ogni curva ci avvicina alla Georgia. Dopo migliaia di chilometri la sensazione è quella di essere ormai alle porte del Caucaso, in un territorio dove natura, grandi opere e tradizioni antiche convivono in un equilibrio tanto affascinante quanto fragile. Ed è proprio questo il bello del viaggio: lasciarsi sorprendere da ciò che non ci si aspetta.







