Violenza sessuale di gruppo, parlano i tre ex calciatori del Bra

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.
Un clima teso, segnato dalla volontà di raccontare la propria versione. È quello che si è respirato ieri, giovedì 28 maggio, nelle aule del tribunale di Asti, dove si è svolta una tappa cruciale del processo con rito abbreviato che vede imputati tre ex giocatori del Bra: Fausto Perseu, 24 anni, Alessio Rosa, 23, e Christ Jesus Mawete, 21. I tre giovani, chiamati a rispondere di violenza sessuale di gruppo, hanno scelto di sottoporsi all’esame davanti al giudice Victoria Dunn, respingendo categoricamente le accuse di violenza che gravano su di loro.
Le accuse di violenza sessuale di gruppo e (per uno) di “revenge porn” risalgono alla festa promozione del Bra in Serie C nella primavera 2025; un clima che, secondo il pm Davide Greco, fece da contorno alla violenza nei confronti della studentessa torinese.
La versione dei tre ex calciatori
«Non siamo colpevoli. Non abbiamo violentato quella ragazza. È stata lei a proporre di fare sesso di gruppo», hanno dichiarato, sostenendo che l’incontro del 31 maggio 2025 non fu un’aggressione, ma un atto condiviso. Secondo la linea difensiva, la studentessa torinese avrebbe manifestato il desiderio di intrattenersi con il gruppo già una settimana prima dei fatti, una richiesta di cui molti compagni di squadra sarebbero stati a conoscenza.
Per i legali degli imputati - gli avvocati Gianluca De Bonis, Livia Rossi, Rocco Sardo e Andrea Rosso - l’intera vicenda sarebbe stata distorta da motivazioni esterne. In particolare, la difesa ha puntato il dito sulla presunta gelosia di un’amica della ragazza, che avrebbe avuto in passato una relazione con l’imputato Alessio Rosa. Sarebbe stata proprio questa figura, minacciando di allertare i carabinieri quando non era riuscita a rintracciare la studentessa, a trasformare (secondo la tesi difensiva) un incontro consensuale nell'ipotesi di una violenza di gruppo.
L'accusa: «Un agguato sessuale»
Di tutt’altro avviso l’accusa, rappresentata dal pm Davide Greco, e la parte civile. L’avvocato Luca Cavallo, che assiste la giovane, parla senza mezzi termini di un «agguato sessuale» studiato ai danni della ragazza. Stando alla denuncia, la studentessa sarebbe stata attirata nell'alloggio condiviso dai calciatori sotto false pretese, per poi ritrovarsi vittima di plurimi rapporti non protetti mentre si trovava in stato di alterazione alcolica.
Un punto focale dell'accusa riguarda i video e le foto realizzati durante l’incontro. Alessio Rosa, unico tra i tre a rispondere anche dell'accusa di "revenge porn", ha ammesso di aver condiviso il materiale sulla chat di squadra "We are champs", definendo il gesto «una sciocchezza». Per gli inquirenti, tuttavia, quelle immagini rappresentano la prova di come la ragazza sia stata trattata come un trofeo.
Il nodo della fragilità e del consenso
Durante l'udienza è emerso anche il tema della fragilità psicologica della vittima, un elemento su cui i difensori hanno insistito per scardinare la solidità delle accuse, parlando di condizionamenti pregressi. Di contro, la parte civile ribadisce che non vi è traccia di messaggi o contatti che confermino la volontà della giovane di partecipare a un rapporto di gruppo, definendo le versioni fornite dai tre imputati come «non genuine e contraddittorie».
Gli imputati, usciti dall'aula, hanno evitato commenti, preferendo affidarsi ai loro legali. Sarà ora il giudice a dover districare una matassa complessa, dove il confine tra consenso e abuso appare ancora oggi profondamente segnato dalle opposte narrazioni di chi ha vissuto quella notte.



