Ryanair non abbandona l'aeroporto di Cuneo-Levaldigi: tornano i voli per Cagliari e Palermo

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La compagnia aerea irlandese low cost Ryanair non abbandona l’aeroporto di Levaldigi dove opera da 18 anni durante i quali ha trasportato oltre 1,2 milioni di passeggeri. Continua a supportare lo scalo, generando connettività e turismo per la nostra città e l’intera regione Piemonte.
La conferma arriva dal prossimo orario estivo: Cagliari e Palermo torneranno tra le rotte di Ryanair dal nostro scalo. La compagnia ha infatti annunciato le due rotte, per un totale di oltre dieci voli settimanali.
Il collegamento tra Cuneo e Cagliari era stato avviato lo scorso 19 dicembre ed è attualmente operato da Aeroitalia (fino al 28 marzo): dal 3 giugno sarà invece operato dalla low cost irlandese. I primi voli tra Palermo e Cuneo con Ryanair saranno in vendita a partire dal 29 marzo.
«L’offerta di voli Ryanair per l’estate 2026 conferma come i consolidati collegamenti con Cagliari e Palermo siano molto apprezzati dalla nostra clientela – dichiara Anna Milanese, direttore generale dell’aeroporto di Levaldigi –. Guardiamo con fiducia alla possibilità che la collaborazione con Ryanair possa rafforzarsi ulteriormente, ampliando l’offerta con nuove destinazioni a beneficio dello sviluppo dell’incoming turistico del nostro territorio».
Nell’annunciare i voli estivi, Ryanair invita il governo italiano e le Regioni a eliminare l’addizionale municipale in tutti gli aeroporti italiani per sostenere ulteriormente il traffico e il turismo, «così come hanno già fatto con successo Abruzzo, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia ed Emilia Romagna, sbloccando in questo modo una crescita significativa di Ryanair – afferma il responsabile della comunicazione in Italia, Fabrizio Francioni –. Se l’addizionale fosse abolita in tutte le regioni, Ryanair risponderebbe con un investimento di 4 miliardi di dollari in Italia, aggiungendo 40 nuovi aeromobili, portando il traffico a 80 milioni di passeggeri all’anno, oltre 250 nuove rotte e 15.000 posti di lavoro aggiuntivi nelle regioni italiane».
Paolo Biancardi



