Una famiglia somala è stata accolta a Savigliano grazie a un corridoio umanitario

Grazie ai volontari del gruppo Coruma, il percorso di una famiglia somala verso una piena integrazione può dirsi ben avviato
31 Gen 2026   

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Hanno fatto un lungo viaggio dalla Somalia, prima di arrivare a Savigliano, grazie ad un corridoio umanitario organizzato dalla comunità di Sant’Egidio di Roma e dall’associazione “Sentieri di Pace”di Boves, ma hanno anche conosciuto la violenza dei campi profughi dell’Etiopia. Ora, a quattro mesi dal loro arrivo, grazie ai volontari del gruppo Coruma, il percorso di una famiglia somala verso una piena integrazione può dirsi ben avviato.

«La vita nel campo profughi era veramente molto difficile – spiega (in inglese) mamma Naema –; c’era parecchia violenza, non era un buon posto per crescere dei bambini. Siamo rimasti lì per alcuni anni, poi grazie alla comunità di Sant’Egidio è nata la possibilità di venire in Italia».

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Il percorso è ancora lungo, ma al momento la famiglia si sente ben accolta e i ragazzi cominciano a fare progetti per il loro futuro. Tutti e quattro – Mohaamed di 21 anni, Aden di 20 anni, Asma di 18 anni e Adnan di 17 anni – ma anche la mamma, frequentano la scuola per adulti per imparare la nostra lingua. I due ragazzi più piccoli sono ben integrati all’interno di due società sportive. «Aden e Adnan – ci raccontano i volontari – giocano a calcio in due squadre della nostra città; lo sport per loro può diventare veicolo di inclusione e abbattere con più facilità alcune barriere».

La famiglia somala ha anche cominciato a conoscere la nostra cucina (pizza e polenta sono i piatti preferiti), il nostro territorio e le sue bellezze. Sempre grazie ai volontari di Coruma sono stati in montagna – dove, oltre ad aver visto per la prima volta le Alpi, hanno potuto scoprire la meraviglia della neve – ma a anche Torino con i suoi monumenti e presto faranno una gita al mare. «I ragazzi più giovani – ci raccontano sempre i volontari – non l’hanno mai visto e aspettano con trepidazione questo momento».

Le difficoltà però rimangono

Per il momento, il grosso scoglio rimane la lingua per cui, soprattutto i ragazzi, faticano a creare relazioni con il loro coetanei. Grazie alla mediazione di un nostro concittadino di origini somale, hanno comunque potuto allargare il cerchio delle loro conoscenze con persone che arrivano dalla loro terra e, grazie al lavoro dei volontari, vengono seguiti nella loro quotidianità per districarsi soprattutto nei meandri della burocrazia.

«Savigliano is very good – ci dice ancora la mamma – è una città molto tranquilla. All’inizio non eravamo abituati a tutta questa quiete. Qui stiamo bene e ci piacerebbe rimanere in Italia; ci piace il modo di vivere che avete qui».

Anche i volontari di Coruma esprimono soddisfazione per il progetto: «Questa accoglienza, rispetto a quella precedente, è stata più facile forse perché siamo forti dell’esperienza fatta con la famiglia siriana. Ringraziamo molto tutte le persone che ci sostengono o che hanno messo a disposizione un po’ del loro tempo e delle loro competenze per seguire questa famiglia, ma soprattutto ringraziamo tanto chi ha messo a disposizione l’alloggio in cui la famiglia oggi vive. Senza, non sarebbe potuto iniziare nulla».

Liliana Cimiero