Il libro d'esordio della neo-racconigese ha vinto l'ambito Premio Mestre

Ad ispirare lo scritto è stato il contatto con persone e scolari
04 Lug 2025   

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.

È firmato da una giovane autrice all’esordio il romanzo vincitore del prestigioso Premio Mestre 2025 di Venezia: “Che il libeccio faccia il mio gioco”. Un inno alla parola scritta per l’opera di Luisa Aliotta, 32 anni, docente di sostegno di italiano, storia e alternativa alla religione presso l’istituto comprensivo Muzzone.

Originaria di Napoli, laureata in filosofia e storia presso l’università Federico II, da oltre un anno la scrittrice vive a Racconigi, dove continua a coltivare la passione per la scrittura come espressione autentica di sé e del mondo che osserva. Aliotta, il cui stile si muove tra post-esistenzialismo e suggestioni romantiche, propone una narrativa profonda e riflessiva attraversata da interrogativi sull’individuo, le sue contraddizioni, e l’incomunicabilità crescente nella società contemporanea. “Che il libeccio faccia il mio gioco” nasce proprio da queste riflessioni, alimentate quotidianamente dal contatto con gli studenti e dalla sua esperienza di insegnante.

Nel corso della sua carriera ha vinto premi letterari, tra cui il primo posto al Premio di poesia Amalia Vilotta nel 2021, il secondo posto al Premio Hombres di giornalismo nel 2023 e il primo posto al concorso Versi e Non Versi nel 2024 con l’articolo “Come nasce un insegnante di materie umanistiche”. Inoltre, gestisce un blog intitolato “La donna che guarda”, dedicato alla divulgazione culturale, dove esplora e condivide riflessioni su letteratura, filosofia e tematiche esistenziali. Le sue influenze includono Pessoa, Moravia, Pavese, e Bufalino.

«Il Premio Mestre è un riconoscimento che rappresenta non solo un traguardo personale, ma anche un’occasione per condividere un percorso di scrittura, nato grazie al mio lavoro nella scuola e racchiuso in un’ opera che raccoglie tutta la mia carriera letteraria fino ad oggi – dichiara Aliotta –. Penso sia importante dare visibilità alla cultura e alla letteratura in un momento in cui non è proprio di interesse nei ragazzi. Ad ispirare questo libro è stato proprio l’insegnamento, il contatto con le persone e i miei alunni, oggi sempre meno comunicativi, sempre più isolati sui social; da questo tutto ha avuto inizio. Sono convinta che la letteratura e il mezzo scritto possano essere un aiuto per uscire da questo isolamento e, nel mio piccolo, vorrei attirare l’attenzione su questa tematica, attraverso una storia simile alla mia».

di Viviana Cappelli