Saviglianese fa riemergere antico complesso dopo 2000 anni

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Ci sono volute ere per portarla alla luce e per farlo è stata necessaria un’équipe diretta da un saviglianese. Di recente, infatti, presso il cosiddetto Anfiteatro di Villa Adriana (Tivoli), la campagna di scavo diretta dal professor Fabio Giorgio Cavallero ha scoperto che quella che per secoli è stata creduta una semplice vasca da bagno o un anfiteatro in realtà nascondeva molto di più: un palazzo a più piani decorato con intonaci e marmi.
«La Piazza d’Oro di Villa Adriana (grande edificio per feste e banchetti voluto dall’imperatore Adriano, 111-138 d.C., ndr) è un complesso che studio da almeno 6 anni – afferma il saviglianese Cavallero – Insieme al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Urbino e al direttore di Villa Adriana, Andrea Bruciati, abbiamo deciso di scavare, assieme agli studenti, in una piccola parte di questo enorme sito di 120 ettari: ci aspettavamo di trovare i servizi del cosiddetto anfiteatro, invece, abbiamo scovato questa struttura, una piccola residenza usata dall’imperatore Adriano».
Dallo scavo, difatti, sono emerse le murature di un complesso mai documentato finora, un edificio di oltre 25 metri di lunghezza per 15 di larghezza, composto da un’ampia aula rettangolare circondata da otto stanze aperte su un terrazzo sorretto da pilastri di oltre tre metri d’altezza. Tale edificio venne in parte distrutto per lasciare posto al cosiddetto anfiteatro, ma le macerie, invece che essere asportate, furono usate per creare il piano sul quale si realizzò il pavimento della nuova struttura ellittica, tant’è che «abbiamo addirittura rinvenuto dei chiodi di carpenteria e i picconi con cui avevano buttato giù la struttura antecedente». Per questo motivo, lo scavo ha permesso di recuperare anche i marmi che rivestivano l’esterno della struttura, oltre che gli intonaci che ne decoravano le stanze (serpentino verde, porfido rosso, marmi bianchi, ecc.). Fino ad ora non si conosceva un complesso così esteso e decorato a Villa Adriana, voluto sì dall’imperatore ma poi distrutto per lasciare spazio a una differente architettura, «ma cosa fosse la struttura successiva possiamo solo ipotizzarlo, probabilmente un belvedere», spiega ancora Cavallero.
L’operato in terra laziale, per il docente originario della Granda, non è ancora finito, perché presto i lavori continueranno verso Ostia, ma il sogno nel cassetto è un altro: «Ho passato tanti anni a Savigliano, sarebbe bello effettuare degli scavi in quella zona – dichiara il professore di Metodologia della ricerca archeologica – Il Piemonte è molto interessante da studiare, con le sue ville impressionanti, il suo profilo d’alta pianura, che è stato in parte fulcro dell’impero romano durante il suo apice. Oltretutto, avrei l’albergo gratis, perché i miei genitori vivono ancora lì (ride, ndr)».
di Alessio Bessone


