L'appello di Maria Grazia: «Fate gli esami di prevenzione»

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L’Ottobre rosa si è concluso, ma anche i restanti mesi dell’anno rimangono fondamentali per quanto riguarda la prevenzione del tumore al seno. Una lezione che la nostra concittadina Maria Grazia Rosiello vuole rimarcare, perché la sua vita è stata completamente stravolta dalla malattia. La 43enne saviglianese è infatti tornata al suo lavoro da addetta alle vendite al supermercato solamente di recente, dopo un anno di pausa obbligata.
Un’escalation partita da un “semplice” fastidio a cui lei stessa non aveva dato molto peso. «Visto che non allattavo al seno mia figlia (nata il 22 gennaio 2022, ndr) – racconta la donna – inizialmente credevo fosse un indolenzimento della mammella portato da calcificazioni del latte. Tuttavia, ho avuto queste sensazioni per oltre un anno e, nella primavera del 2023, il fastidio è cresciuto ed ho individuato un nodulo sensibile al tatto». Una sottovalutazione che poteva essere fatale, perché quel dolorino nascondeva molto di più: un tumore maligno aggressivo.
Da quel mese di settembre in cui avvenne la diagnosi è partito un lungo calvario, con Maria Grazia che si è rimboccata le maniche per affrontare il cancro e per metterci la faccia, letteralmente, raccontando sui propri canali social le tappe del proprio decorso e diffondendo l’importanza della regolarità dei controlli e dell’ascoltare i segnali del corpo. Per fronteggiare le cellule tumorali maligne, nel novembre 2023 la nostra concittadina ha incominciato il ciclo chemioterapico presso l’ospedale Santissima Annunziata, seguita da un’équipe saviglianese, per poi essere operata a Candiolo; ma anche dopo l’operazione c’è stata poca pace per lei, costretta a tornare in sala ambulatoria a causa di un versamento, fortunatamente risoltosi con un semplice ricovero.
Nel periodo passato in ospedale e successivamente all’intervento, Maria Grazia è rimasta lontana da sua figlia, in modo da escluderla il più possibile dalla vicenda. Un altro aspetto della vita stravolta dalla malattia. «Ora sto meglio, la parte più difficile del percorso di cure me la sono lasciata alle spalle. Adesso resta la fase di immunoterapia, oltre alle varie visite che faccio man mano – precisa la donna –. Rientrare al lavoro dopo tutto questo tempo è stato emozionante. Peccato che il mio fisico sia provato e non posso svolgere tutte le mansioni, ma ho imparato ad apprezzare le piccole cose del quotidiano ed effettuare anche i più semplici gesti per me è come respirare libertà».
«Fortunatamente ho sempre avuto vicini sia la mia famiglia, sia mio marito Claudio, che le mie colleghe – conclude –. Ringrazio il reparto di Oncologia dell’ospedale di Savigliano, tutto il personale per la sua gentilezza, umanità e preparazione, i due medici che continuano a seguirmi tuttora, cioè la dottoressa Elena Geuna e il dottor Danilo Galizia. Ricordo, infine, a tutte le donne di eseguire con regolarità gli esami di prevenzione, cosa che io purtroppo non ho fatto».
Un monito da tenere sempre in testa: prevenzione non significa immunità, ma la diagnosi precoce può salvare la vita.
di Alessio Bessone
