Conferme dalla nuova udienza: «Non ha mai preso i soldi!»

A distanza di sette mesi, le parole dei testimoni dell’accusa e dei testimoni della difesa sono state le stesse
11 Giu 2024   

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Ex hotel Carlo Alberto sede Liberi Tutti

Ex hotel Carlo Alberto sede Liberi Tutti

Nuovi sviluppi sulla vicenda che ha coinvolto Matteo Monge, l’ex responsabile del Cas (Centro di accoglienza straordinario) nell’ex hotel Carlo Alberto, accusato di caporalato. Lunedì 27 maggio la nuova udienza in tribunale ha confermato la svolta già emersa il 7 marzo, quando alcuni richiedenti asilo avevano, a sorpresa, cambiato versione iniziale e confessato al giudice Giovanni Mocci di aver scelto di lavorare per avere un’indipendenza economica, di non aver mai consegnato i soldi del trasporto a Monge e che tali somme venivano detratte dalla busta paga.

Ricordiamo che l’inchiesta, avviata a fine 2020 dai Carabinieri di Racconigi, aveva chiamato il dipendente della cooperativa “Liberitutti” di Torino a difendersi dalle accuse di sfruttamento da parte di alcuni migranti impiegati come braccianti in un’azienda agricola del Saluzzese, nonché di aver versato i cinque euro al giorno richiesti a titolo di rimborso per le spese di trasporto sul suo conto corrente personale.
Durante le indagini, il datore di lavoro, Fabrizio Cappellino, a cui si contestavano pagamenti in nero e retribuzioni non proporzionate all’attività lavorativa dei braccianti, aveva patteggiato la condanna.

Da quel 30 ottobre del 2023, oggi, a distanza di sette mesi, le parole dei testimoni dell’accusa e dei testimoni della difesa sono state le stesse: «Matteo Monge non ha mai preso i soldi». Lunedì scorso, in tribunale, i testimoni dell’imputato hanno dichiarato che i modelli di Racconigi erano modelli proponibili. Nessuno si ritrovava nelle parole dell’accusa: hanno dichiarato che l’operato di Monge è sempre stato eccellente, con una gestione ottima della struttura, un positivo rapporto con il territorio, con dei ragazzi sereni, nonché con scelte sempre condivise sia con i migranti, sia con l’équipe.
Matteo Monge, chiamato per la prima volta a testimoniare, ha sottolineato come abbia sempre lavorato in modo professionale e corretto insieme ai colleghi e come tutte le scelte fatte fossero state pensate per il bene dei ragazzi, molti dei quali desiderosi di lavorare. Monge si è detto orgoglioso del lavoro da lui gestito, del percorso di inclusione e integrazione realizzato a Racconigi; un lavoro facente parte di un’esperienza che rientra nelle politiche attive dell’integrazione e dell’inclusione sociale.

La prossima udienza è fissata per il 24 di ottobre.

di Viviana Cappelli