Incendi boschivi in Granda, indagato un volontario del Corpo Antincendi: sarebbe responsabile di 9 roghi

Le fiamme divampate la scorsa estate in sette località tra Chiusa di Pesio, Peveragno, Villanova Mondovì e Pianfei. Bruciati circa due ettari di bosco
21 Ott 2026   

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Un volontario del Corpo Antincendi Boschivi (AIB) della Regione Piemonte, 39 anni, originario di Villanova Mondovì e residente a Peveragno, è indagato per nove incendi boschivi dolosi che avrebbero interessato il Monregalese e la Valle Pesio dalla Pasqua alla seconda metà di agosto della scorsa estate.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri Forestali di Mondovì, gli episodi si sarebbero verificati in un periodo caratterizzato da temperature elevate e da una prolungata siccità della vegetazione, condizioni che hanno favorito la propagazione delle fiamme. Il bilancio complessivo è di circa due ettari di superficie boscata percorsa dal fuoco.

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Sette località interessate dai roghi

Gli incendi contestati si sarebbero verificati in diverse aree del territorio cuneese. A Chiusa di Pesio le località interessate sono Cavanero e Peschiere; a Peveragno Salto dell’Asino e Valfredda; a Villanova Mondovì Monte Calvario e Rolando. Un ulteriore episodio sarebbe avvenuto a Pianfei, nei pressi dell’omonimo lago.

Una serie di roghi distribuiti nell’arco di diversi mesi, sulla quale i militari hanno avviato un’attività investigativa articolata, con l’obiettivo di individuare il presunto responsabile e ricostruire la sequenza degli episodi.

Le indagini tra rilievi sul campo e videosorveglianza

L’attività investigativa, portata avanti per diversi mesi dai Carabinieri Forestali di Mondovì, ha previsto più fasi di approfondimento. I primi elementi utili sarebbero emersi dai sopralluoghi effettuati nelle aree colpite dagli incendi e dai rilievi tecnici condotti sui terreni percorsi dalle fiamme.

A contribuire agli accertamenti è stata anche l’analisi delle registrazioni degli impianti di videosorveglianza. Gli elementi raccolti in occasione dei primi roghi hanno indirizzato i sospetti verso il trentanovenne, fino alla conclusione dell’attività investigativa annunciata dai militari.

La contestazione e l’aggravante legata al ruolo nell’AIB

All’uomo viene contestato il reato di incendio boschivo doloso, previsto dall’articolo 423-bis, primo comma, del Codice penale. La norma richiamata nel comunicato dei Carabinieri prevede una pena da sei a dieci anni di reclusione.

La contestazione comprende inoltre l’aggravante legata alla violazione dei doveri connessi allo svolgimento di incarichi o servizi nell’ambito della prevenzione e della lotta attiva contro gli incendi boschivi, in relazione all’appartenenza dell’indagato al Corpo Volontari AIB della Regione Piemonte.

L’uomo è allo stato indagato: le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Un danno per l’ambiente e per chi interviene

La vicenda riporta l’attenzione sul problema degli incendi boschivi, fenomeno che provoca danni agli ecosistemi e al paesaggio e comporta un significativo impiego di risorse per le operazioni di spegnimento.

A essere esposti ai rischi sono anche gli operatori impegnati sul campo, tra cui Vigili del Fuoco e volontari antincendio. Proprio per la gravità delle conseguenze, la legislazione italiana prevede una specifica fattispecie di reato per gli incendi boschivi.

La scorsa estate, ricorda il comunicato dei Carabinieri Forestali, il Piemonte è stato interessato da condizioni ambientali particolarmente critiche, tanto da mantenere in vigore per gran parte del periodo la dichiarazione regionale dello stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi.

L’indagine condotta dal Nucleo di Mondovì rappresenta, secondo l’Arma, un risultato importante nel contrasto ai roghi dolosi, un fenomeno che richiede particolare attenzione soprattutto durante le stagioni caratterizzate da siccità prolungata e temperature elevate.