Nascondeva droga sotto la mascherina: condannato un racconigese

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La mascherina chirurgica, all’epoca ancora compagna quotidiana per via delle restrizioni Covid, sembrava il nascondiglio perfetto. A tradire C.B. è stata però l’irresistibile voglia di accendere una sigaretta proprio davanti ai Carabinieri che lo avevano appena fermato. Un gesto istintivo che ha rivelato un vistoso gonfiore alla sua guancia, portando alla luce un involucro con 6 grammi di cocaina e dando il via ad una perquisizione domiciliare che ha aggravato pesantemente la sua posizione.
Nei giorni scorsi il Tribunale di Cuneo ha pronunciato la sentenza di condanna dell’uomo a 10 mesi di reclusione e 5.000 euro di multa.
I fatti risalgono al pomeriggio del 24 febbraio 2022. C.B. stava viaggiando in auto: di ritorno da Savigliano, era diretto a Racconigi. Il caso ha voluto che incrociasse una pattuglia dei Carabinieri. Uno dei militari a bordo lo ha riconosciuto immediatamente, sapendo bene che l’uomo non avrebbe dovuto trovarsi al volante poiché la sua patente era stata revocata. I militari hanno quindi effettuato una rapida inversione di marcia, raggiungendo e fermando l’auto a bordo strada. In un primo momento, il conducente ha tentato il tutto per tutto fornendo false generalità. Pochi istanti dopo, accorgendosi che uno dei Carabinieri lo conosceva bene, ha desistito e ha rivelato la propria reale identità.
La vicenda sembrava destinata a chiudersi con le sanzioni per la guida senza patente e la tentata menzogna. Durante l’ispezione del veicolo, però, l’automobilista ha chiesto di poter fumare una sigaretta. Abbassando la mascherina, ha mostrato il rigonfiamento sospetto in bocca: all’interno c’era un pacchetto contenente cocaina.
I controlli sono stati così estesi alla sua abitazione, dove le forze dell’ordine hanno rinvenuto un’ulteriore dose di stupefacente, una pistola, un bilancino di precisione e diverse schede Sim. Secondo i calcoli investigativi, la droga sequestrata in bocca all’uomo era pura a tal punto da poter essere suddivisa in ben 23 dosi, una quantità ritenuta incompatibile con il semplice consumo personale e che ha fatto scattare l’accusa di detenzione ai fini di spaccio.
In aula l’imputato ha tentato di difendersi ammettendo il problema della tossicodipendenza e giustificando l’uso della vettura: «Sono assuntore di cocaina dal 1990 ed ero andato a Savigliano solo per rifornirmi per uso personale. So che non posso guidare e di solito mi muovo in monopattino, ma quel giorno la distanza era troppa e ho preso la macchina».
Al termine della discussione al Tribunale di Cuneo, il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna a 8 mesi e 1.000 euro di multa, proponendo il non doversi procedere per le false generalità visto l’immediato ravvedimento dell’uomo. La difesa si era invece battuta per l’assoluzione dall’accusa di spaccio, insistendo sull’uso personale della sostanza.
La giudice non ha però accolto la linea della difesa: ritenendo i reati legati dal vincolo della continuazione e concesse le attenuanti generiche, ha inflitto a C.B. una pena di 10 mesi di reclusione e una multa di 5.000 euro, confermando la responsabilità per tutti i capi d’imputazione.
Paolo Biancardi



