Cavallermaggiore è il 4° paese per emissioni di ammoniaca in provincia

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Nelle chiacchiere di paese, per descrivere Cavallermaggiore, si dice che se una volta nell’aria c’erano i profumi dei biscotti e della menta distillata, ora invece prevalgono i “profumi” emessi dalla vera maggioranza della popolazione cittadina: i suini. Ormai da tempo, infatti, il numero di capi dei maiali (senza contare gli innumerevoli bovini) ha superato quello della popolazione umana e, da quanto si apprende, ora dovrebbe aumentare ulteriormente di ben 2.000 unità.
A sollevare la questione è il concittadino Franco Luigi Carena, abitante della località Trebbié e persona sensibile ai temi ecologici. Proprio questa località sarebbe oggetto della costruzione di ben 4 nuovi capannoni per l’allevamento dei suini. Al di là dell’odore, però, il problema potrebbe essere di natura ambientale e di salubrità dell’aria. «I liquami prodotti da milioni di capi di bestiame - afferma Carena - rilasciano enormi quantità di urea nell’aria, trasformandosi rapidamente in ammoniaca gassosa. Secondo gli studi di Legambiente e i dati Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), gli allevamenti sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni di ammoniaca in Italia, incidendo fino ad un terzo sulla formazione di polveri sottili nell’area padana».
La nostra provincia si trova al quarto posto nella pianura padana e Cavallermaggiore è la quarta per emissioni in provincia (la prima è Fossano).
A stretto giro arriva la risposta dell’Amministrazione comunale. «La Regione - afferma il sindaco Davide Sannazzaro - ci ha categorizzato come zona con alto concentramento di suini, nell’ottica della prevenzione per il pericolo della peste che colpisce questi animali. Come per altri impianti (come il possibile insediamento di un co-inceneritore al Foresto) essendo una questione ambientale, le valutazioni non sono a livello politico, ma tecnico e delegate ad enti sovraordinati come la Provincia».
Federico Mattio



