Lavoro nero, caporalato e frodi: nel 2025 scoperti 28mila lavoratori irregolari e sequestrati 186 milioni

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Dodici mila lavoratori completamente in nero. Sedicimila in condizioni irregolari. Milleduecento persone vittime di caporalato. E fatture false per quasi un miliardo di euro legate al solo fenomeno dell'illecita esternalizzazione di manodopera. Sono i numeri che la Guardia di Finanza ha reso pubblici il 29 maggio, nel bilancio annuale dell'attività di contrasto al lavoro sommerso condotta nel corso del 2025.
Un quadro che restituisce le dimensioni reali di un fenomeno spesso percepito come marginale, ma che secondo le Fiamme Gialle incide in modo profondo sull'erario, distorce la concorrenza tra le imprese e — cosa che conta più di tutto — schiaccia i diritti di centinaia di migliaia di persone che lavorano senza tutele, senza contributi, e spesso in condizioni di vera e propria coercizione.
I numeri del 2025
Il bilancio complessivo è articolato su più fronti. Sul versante penale-tributario, sono state denunciate 774 persone per reati fiscali, di cui 10 finiti in arresto, con sequestri per 186 milioni di euro. Sul fronte del caporalato — il reato previsto dall'art. 603-bis del Codice Penale — le denunce sono state 128, con 5 arresti, a tutela di 1.224 vittime di sfruttamento lavorativo. Altre 225 persone sono state segnalate per impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno, e 64 per favoreggiamento dell'illegalità dei migranti.
Le fatture false legate a fenomeni di interposizione illecita di manodopera — uno degli strumenti più utilizzati per abbattere artificialmente il costo del lavoro — hanno raggiunto il valore di circa 980 milioni di euro.
Come funziona il sistema delle società "serbatoio"
Per capire i numeri, bisogna capire il meccanismo. Le forme più sofisticate di evasione nel mercato del lavoro non passano più per il semplice "lavoratore in nero": si sono evolute in strutture societarie articolate, costruite appositamente per schivare il fisco e i contributi.
Lo schema tipico prevede la creazione di società "serbatoio" — spesso società cooperative o a responsabilità limitata di nuova costituzione — che stipulano con le aziende committenti fittizi contratti di appalto di servizi. In realtà, quello che avviene è una mera somministrazione di manodopera: la società serbatoio fornisce operai all'azienda principale, ma non versa le imposte e i contributi dovuti, abbattendo così il costo del lavoro in modo fraudolento. Il committente risparmia, la società serbatoio incassa e poi sparisce, i lavoratori restano senza tutele.
È esattamente questo il meccanismo che i reparti della Guardia di Finanza hanno smontato in diverse operazioni nell'arco del 2025.
I casi emblematici: da Milano a Biella
Milano, gennaio 2025. Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del capoluogo lombardo ha eseguito un sequestro preventivo da 46 milioni di euro nei confronti di una società del settore trasporti e spedizioni. Le indagini avevano accertato che l'azienda, tra il 2022 e il 2023, aveva utilizzato fatture false emesse dalle proprie appaltatrici per schermare la reale somministrazione di manodopera, evadendo IVA e contributi.
Torino, settembre 2025. Un'operazione ancora più articolata ha portato al sequestro di 26,5 milioni di euro nei confronti di 9 persone fisiche e 10 società, legate a due distinti gruppi torinesi attivi nella logistica. Il volume di fatture false scambiate tra le varie entità del sistema ha superato i 100 milioni di euro nel periodo 2018-2023. I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere alla dichiarazione fraudolenta, dall'omessa dichiarazione all'omesso versamento IVA.
Reggio Emilia, febbraio 2025. L'operazione più grande dell'anno per dimensioni: sequestro preventivo da 70 milioni di euro, 179 indagati, 400 aziende coinvolte di cui 40 fittizie, e il coinvolgimento di 20 professionisti tra commercialisti e notai. Un sistema integrato di frode fiscale che includeva fatture false, cessione di crediti fittizi, riciclaggio e truffa ai danni dello Stato e dell'INPS.
Biella, ottobre 2025. Il caso forse più umano — e più duro — dell'anno. L'indagine è partita dalla denuncia di un operaio straniero che, dopo un grave incidente sul lavoro, ha trovato il coraggio di bussare alla porta delle Fiamme Gialle biellesi. Quello che ha raccontato ha aperto un'inchiesta sul caporalato: lavoratori stranieri con regolare permesso di soggiorno, ma costretti a turni massacranti ben oltre i limiti contrattuali, senza pause né ferie, in condizioni igieniche precarie, privi di dispositivi di protezione individuale, pagati in modo arbitrario e minacciati — o peggio — se provavano a protestare. L'indagine ha portato a ipotesi di reato per caporalato, lesioni colpose aggravate e subappalto non autorizzato.
Il messaggio che emerge dal bilancio annuale della Guardia di Finanza va oltre la mera contabilità dei sequestri. Il lavoro sommerso e le frodi nel mercato del lavoro non sono una questione solo di diritti individuali — pur fondamentale — ma di equità economica. Un'impresa che non paga contributi e imposte sul costo del lavoro ha un vantaggio competitivo sleale rispetto a chi rispetta le regole. Il risultato è un mercato distorto, dove chi lavora bene è penalizzato e chi truffa prospera.
Numeri come quelli del 2025 dicono che il fenomeno è vivo, radicato e capace di evolversi in forme sempre più sofisticate. E che smontarlo richiede un lavoro investigativo continuo, che parte dall'analisi del rischio e arriva, quando necessario, fino all'arresto.



