Referendum: Guerra (Pd): «Doppiamente soddisfatti», De Lio (FdI): «Paura di cambiare la Costituzione»

Deluso anche Racca (Lega), che però salva la ingente affluenza alle urne
25 Mar 2026   

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Referendum costituzionale, vediamo i commenti nella città di Savigliano in seguito alla vittoria del NO.

«Accogliamo con grande soddisfazione l’esito del referendum sulla giustizia, non soltanto per la vittoria del no, ma soprattutto per il dato dell’affluenza, che rappresenta il segnale più importante e incoraggiante – dice Marta Guerra, segretaria cittadina del Pd –. Savigliano ha superato nettamente la media italiana e persino quella delle elezioni comunali del 2022, quando al primo turno si fermò al 55,04%. Si tratta di numeri che parlano con chiarezza. I cittadini hanno scelto di partecipare e di esprimersi su un tema complesso, dimostrando attenzione e senso civico. Il risultato, con il no al 54% anche a Savigliano, indica una volontà diffusa di non intervenire sulla Costituzione nei termini proposti e una posizione critica nei confronti delle riforme avanzate dall’attuale governo».

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Per il sì, il segretario cittadino di Fratelli d’Italia, Maurizio De Lio, commenta: «Democraticamente rispettiamo il volere della maggioranza dei cittadini e dei saviglianesi, anche se nella nostra città non ho visto una distanza abissale tra il no e il sì. Secondo me, molti cittadini hanno votato «no» con la paura di cambiare la Costituzione, che comunque ha ottant’anni e in qualche passaggio potrebbe anche essere riformata ed adeguata ai nostri tempi».

Ancora sul fronte del sì, Marco Racca, segretario cittadino della Lega, osserva: «La vittoria del no certifica, da un lato, la spaccatura in due del Paese, come fu a seguito del referendum tra monarchia e repubblica, mentre dall’altro è la dimostrazione di democrazia e partecipazione sottolineate dalla grande affluenza. Credo che un tema così difficile e così tecnico abbia avvantaggiato i vincitori del referendum perché furbescamente hanno dirottato la campagna elettorale su un piano più politico impersonificandolo con “Giorgia sì / Giorgia no’, “governo sì / governo no”. Dall’altra parte non si è riusciti a spiegare in parole più semplici i concetti che sostenevano le ragioni di questa riforma».

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