L'addio a Spertino, allevatore, fedele al lavoro e donatore Avis

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Nella notte fra martedì e mercoledì della scorsa settimana si è spento, all’età di 99 anni, il cavallermaggiorese Biagio Spertino, detto Gino.
Nato a Murello il 18 settembre 1925, era il terzo di tre fratelli, a cui si è poi aggiunta una sorella più giovane. Dopo pochi anni, la famiglia Spertino decise di spostarsi, acquistandola, nella cascina Comba, molto vicina all’allora attiva stazione di Cavallerleone. Questo luogo, che ha accompagnato Biagio fino alla fine della sua lunga vita, è stato anche citato nel romanzo “La Bufera” di Edoardo Calandra.
Con il 1940 il mondo, anche nelle campagne di Cavallerleone, era pronto a cambiare drasticamente. In primis la famiglia Spertino perse il papà, colonna nella gestione della cascina, e lo scoppio del secondo conflitto mondiale portò il reclutamento dei due fratelli maggiori. Questi anni, che videro Biagio prendere sempre più in mano il lavoro a casa, non risparmiarono a chi rimase qui il prezzo della guerra: Spertino raccontava infatti di come fosse stato impiegato in lavori militari sul territorio e di come dovette nascondersi e fuggire dai tedeschi.
Passata la guerra, con il 1957, Biagio ebbe il primo contatto con la nostra comunità sposando Tina Frandino, residente in località Favera. Poco dopo, nel ’58, arrivò il primo figlio Pierangelo, architetto e attuale assessore ai lavori pubblici; nel ’61 nacque Silvana, proprietaria della storica lavanderia (ora chiusa) di via Siccardi.
La vita quotidiana di Biagio e Tina, scandita dai ritmi dell’amato lavoro con i vitelli (in cui si era specializzato Gino), ha avuto un importante svolta quando giunsero alla pensione: lo spostamento in città per avvicinarsi alla famiglia ormai radicata a Cavallermaggiore. Donatore Avis per lunghissimo tempo, frequentatore della bocciofila cavallermaggiorese, medaglia per la “fedeltà al lavoro”, Gino si è velocemente integrato nella sua nuova comunità mantenendo, però, un legame fortissimo con la cascina che è rimasta per sempre casa sua. «Mai fermarsi!», questo era il motto che Gino ripeteva spesso. Quasi quotidiane erano le sue gite in cascina in macchina e in bici, perché qualcosa da fare là c’era sempre. Uomo deciso, sempre spinto a muoversi e spronare chi gli stava intorno, ha dovuto fare i conti con il tempo che passava quando, nel 2019, l’amata compagna di una vita si è spenta all’età di 91 anni. La nuova quotidianità, sempre a cavallo fra la città e la cascina, si è definitivamente interrotta quasi sei anni dopo.
Biagio, dopo una lunga e arricchente vita, lascia i figli Pierangelo e Silvana e gli amati nipoti e pronipoti. Le esequie si sono tenute giovedì nella chiesa di San Michele. La redazione de “Il Saviglianese” porge sentite condoglianze alla famiglia.
di Federico Mattio


