Nel pienone della Festa del pane c'erano anche due turisti americani: le loro impressioni

Erano a Torino per Terra Madre, si sono ritrovati per caso a Savigliano
07 Ott 2026   

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.

Due turisti americani alla Festa del pane. Juan De Yolo Barajus e Kristin Hansen, gestori del ristorante Savory cafe a Woodland, Sacramento (California), si trovavano a Torino per Terra Madre, la manifestazione di Slow Food voluta da “Carlin” Petrini e sono stati incuriositi dall’evento saviglianese, dove hanno incontrato il presidente dell’Ente Manifestazioni Beppe Bori e il consigliere Valerio Maccagno. Ecco le loro impressioni.

Come avete scoperto la Festa?

In realtà non ne sapevamo nulla. Eravamo diretti a Pollenzo per visitare l’Università di Scienze Gastronomiche e cercavamo piccoli centri da scoprire lungo il percorso. Ho visto alcune fotografie di Savigliano e mi è sembrata molto bella. Abbiamo preso il treno e, arrivati, abbiamo visto i cartelli della festa: “Perfetto!”.

Che impressione vi ha fatto?

Siamo arrivati il giorno prima, mentre stavano ancora preparando tutto. Non sapevamo cosa aspettarci, ma sembrava un vero festival. Per noi è stata una seconda opportunità dopo Terra Madre, vissuta a Torino con una delegazione dalla California. Terra Madre è straordinaria, ma il ritmo è tutt’altro che lento: ogni minuto è pieno di attività. Savigliano ci ha permesso invece di fermarci, osservare e godere dell’atmosfera e della filosofia di Slow Food.

Che cosa vi ha colpito maggiormente?

Soprattutto la comunità e l’accoglienza. Non ci eravamo resi conto che non c’erano alberghi disponibili. Eravamo arrivati senza un programma preciso e cercavamo un posto dove dormire. A un certo punto ci siamo seduti in un caffè e abbiamo incontrato Marco. Gli abbiamo spiegato la situazione e lui ha iniziato a telefonare ad amici e conoscenti. Poi ha chiamato Floriana, che ci ha detto: “Restate qui. Abbiamo una stanza”. Nel giro di venti minuti avevamo una soluzione.
In California non siamo abituati a questo: normalmente arriviamo, cerchiamo un albergo e andiamo avanti. Qui, invece, le persone si sono fermate per aiutarci. È stata forse la cosa più importante che abbiamo scoperto: l’ospitalità. Ci ha fatto pensare: “Questo è ciò che vorremmo essere anche noi”.

Forse ti può interessare
Festa della Beata Vergine delle Grazie: il programma completo

Che rapporto avete con il pane e con il cibo in California?

Abbiamo un ristorante a Woodland e cerchiamo di utilizzare prodotti locali e di stagione, seguendo il principio “farm to table”, dalla fattoria alla tavola. Acquistiamo direttamente dai produttori e cerchiamo di conoscere la provenienza degli ingredienti. A casa maciniamo il grano e facciamo il pane. Per noi il pane è sempre presente: a casa, al ristorante e negli eventi della comunità. La filosofia Slow Food ci porta a chiederci da dove viene il grano, come è stato coltivato e trasformato. Tutti questi elementi contano.

Come cercate di avvicinare le persone al cibo e ai produttori?

Organizziamo cene ed eventi per mettere in contatto persone, produttori e agricoltori. Invitiamo a tavola chi coltiva e produce ciò che utilizziamo, perché possa raccontare la propria storia. Il cibo è una celebrazione, ma anche un evento culturale. Se una persona apprezza un prodotto, dovrebbe poter continuare a sostenerne il produttore. In questo modo non sosteniamo solo un evento, ma un intero sistema.

Il cibo può essere considerato un diritto?

Credo di sì. Carlo Petrini ha espresso un concetto importante: il cibo non è un privilegio, ma un diritto universale. Esistono diversi tipi di ricchezza. Puoi essere ricco di denaro, ma anche di comunità, territorio e prodotti di qualità. Questa è un’altra forma di ricchezza.

Che cosa rappresenta per voi Slow Food?

Slow Food protegge il cibo, ma anche la cultura. Vogliamo che le persone sappiano da dove viene il cibo, chi lo coltiva e perché è importante proteggerlo. Il cibo può diventare un linguaggio universale. Abbiamo visitato molti Paesi e non sempre parlavamo la stessa lingua, ma avevamo qualcosa in comune: il cibo. Tutte le culture hanno una tavola e qualcosa da condividere. Quando condividi il cibo, apri una conversazione.

Che cosa porterete con voi tornando in California?

Sicuramente prodotti, pane, vino e ricordi, ma soprattutto idee. Porteremo il modo in cui questa comunità riesce a mettere insieme cibo, cultura, agricoltura e persone. Forse un giorno qualcuno dalla California verrà qui e qualcuno da Savigliano verrà a Sacramento. E magari ci ritroveremo tutti intorno a una tavola.
Perché alla fine è questo che conta: sedersi insieme, condividere il cibo e raccontarsi le proprie storie. Il cibo ci unisce, il pane ci unisce, la cultura ci unisce.

Tornerete a Savigliano?

Assolutamente. E forse la prossima volta sapremo già dove dormire! Ma spero anche che ci sia ancora qualcuno disposto a fermarsi per aiutarci, perché quella è stata una delle esperienze più belle del nostro viaggio. La gentilezza di Marco, Floriana e di tutte le persone che abbiamo incontrato ci ha fatto sentire parte della comunità, anche se arrivavamo da molto lontano. È qualcosa che non dimenticheremo.