Da Cavallermaggiore arriva don Beppe per dare una mano al clero saviglianese

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Come annunciato dall’abate don Alessandro Sacco durante la Settimana comunitaria, a rinforzare le fila del clero saviglianese arriva il parroco emerito di Cavallermaggiore, don Giuseppe Brunato, che darà una mano per le celebrazioni nella città di Savigliano.
Dal 1997 al 2025, don Beppe – com’è chiamato da tutti – ha guidato con costanza le parrocchie di San Michele e Santa Maria della Pieve, accompagnando generazioni di cavallermaggioresi e portando avanti anche il ruolo di rettore del santuario della Beata Vergine delle Grazie. Una presenza radicata, che gli ha permesso di diventare un punto di riferimento saldo per l’intera comunità. Con il raggiungimento dell’età pensionabile, il sacerdote non ha scelto di ritirarsi, ma di proseguire il proprio cammino al servizio della Chiesa. Un anno fa pareva che fosse destinato a diventare collaboratore parrocchiale di Racconigi, ma poi nei fatti tale servizio non si è concretizzato. Don Brunato, come molti altri sacerdoti pensionati, si è prestato a fare un po’ da “jolly” sul nostro territorio, andando a dire messa dove c’era bisogno (specialmente a Monasterolo, parrocchia ora abbinata a quella di Cavallermaggiore sotto la guida di don Marco Fogliotti).
Il primo incarico saviglianese è arrivato a luglio, quando l’arcivescovo Roberto Repole lo ha nominato assistente religioso supplente all’ospedale; ha preso il posto di don Ihor Holynskyy, sacerdote ucraino. Don Beppe affianca ora don Nazaire Kossou, cappellano del “SS. Annunziata” dal 2024, quando quest’ultimo è libero dal servizio (solitamente il giovedì).
Nato a Treviso nel 1948, ordinato sacerdote il 14 settembre 1974, don Giuseppe Brunato ha percorso un cammino ricco di tappe. Dopo gli studi e le prime esperienze come vice-curato nelle parrocchie torinesi di San Giorgio e San Matteo a Moncalieri, è stato nominato parroco a Poirino e successivamente a Settimo Torinese, nella parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli, dove ha operato per dieci anni. Poi l’arrivo a Cavallermaggiore, la tappa più lunga e significativa della sua carriera, durata quasi tre decenni.
Guido Martini



