Addio a Emma Bonino, la signora dei diritti civili nata a Bra: aveva 78 anni

Dalla battaglia per l'aborto alla guida di +Europa, una vita spesa sempre in prima fila e sempre controcorrente
11 Set 2026   

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Se ne va una delle figure più significative della storia politica italiana repubblicana. Emma Bonino è morta a 78 anni. Storica leader radicale, fondatrice di +Europa, protagonista di decine di battaglie civili in Italia e nel mondo, era nata a Bra il 9 marzo 1948. Lunedì sera, 7 settembre, era stata ricoverata d'urgenza a Roma dopo un peggioramento delle condizioni respiratorie; è mancata venerdì 11 settembre. Ne ha dato notizia il suo partito.

Da Bra a Milano

A 18 anni lasciò Bra per Milano, dove si laureò in Lettere con una tesi su Malcolm X, l'attivista per i diritti civili delle persone nere. Fu quasi un presagio della vita che avrebbe condotto. Entrò molto presto nella politica militante, sostenendo il diritto all'aborto accanto ai movimenti femministi dell'epoca.

Alla fine del 1973, insieme ad Adele Faccio e altre militanti legate al Partito Radicale, fondò a Milano il CISA - Centro Informazione per la Sterilizzazione e l'Aborto - che l'anno dopo aprì un ambulatorio a Firenze dove si praticavano interruzioni di gravidanza. La strategia era doppia: fornire un servizio e trasgredire pubblicamente la legge, per costringere le istituzioni ad affrontare il problema degli aborti clandestini.

Il 9 gennaio 1975 la polizia fece irruzione al CISA di Firenze. Poco dopo Bonino venne arrestata. L'anno successivo fu eletta alla Camera con il Partito Radicale.

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Il sodalizio con Pannella e le battaglie per i diritti

Quegli anni segnarono anche l'inizio del sodalizio più lungo e prolifico della sua vita politica: quello con Marco Pannella, che aveva da poco preso la guida del Partito Radicale. Insieme fondarono decine di associazioni e movimenti, portando avanti battaglie per i diritti civili che hanno lasciato il segno nella storia del paese: dal divorzio all'aborto, dal disarmo nucleare ai diritti dei tibetani, fino all'impegno per la creazione di un tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia.

Nel 1987 andò a Varsavia a manifestare contro il regime comunista. Pochi anni dopo si fece arrestare a New York per aver distribuito siringhe sterili.

La carriera istituzionale e la lista che portava il suo nome

Dagli anni Novanta, accanto alla militanza, si affermò anche nelle istituzioni. Nel 1994 fu eletta con il centrodestra di Berlusconi, che l'anno dopo la nominò Commissaria europea per gli aiuti umanitari. Alle elezioni europee del 1999 i Radicali ottennero il loro miglior risultato di sempre (8,5%) con la Lista Bonino. Fu poi ministra del Commercio internazionale tra il 2006 e il 2008, e ministra degli Esteri tra il 2013 e il 2014, ruolo in cui si guadagnò la stima trasversale anche dei suoi avversari politici.

Per anni era circolato il suo nome come possibile prima presidente donna della Repubblica della storia d'Italia. Alla fine degli anni Novanta si candidò pubblicamente con una campagna divenuta celebre: i manifesti la presentavano come «l'uomo giusto».
L'ultima stagione politica fu +Europa, lista europeista e liberale con cui nel 2018 fu eletta senatrice. Alle elezioni del 2022 non fu rieletta.

Bra, la città che le diede i natali, e la Provincia Granda salutano una dei loro figli più illustri.