Non solo Sara: a Parigi c'era anche un altro saviglianese, Oscar Bertone

In qualità di direttore tecnico della Nazionale Italiana dei tuffi e dei tuffi dalle grandi altezze
06 Set 2026   

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Dai primi tuffi nella piscina della nostra città a dirigere la Nazionale Italiana in uno degli Europei più belli della storia dell’ItalNuoto. Se l’Italia ha dominato il medagliere continentale nei tuffi, trascinata da una storica Chiara Pellacani che ha compiuto uno straordinario en plein, lo deve anche al saviglianese Oscar Bertone, che ha guidato gli atleti azzurri in qualità di direttore tecnico dei tuffi e dei tuffi dalle grandi altezze.

Un bottino di ben nove medaglie (cinque ori, tre argenti e un bronzo) che fanno gongolare il tecnico piemontese: «Siamo andati molto bene, raccogliendo quello che è stato e che abbiamo seminato negli anni. In questo momento la Nazionale è formata da atleti di esperienza come Lorenzo Marsaglia (classe 1996), ma anche da giovani come Raffaele Pelligra (2008) e Romano Wang (2006): hanno risposto tutti molto bene e i risultati si sono visti».

La protagonista indiscussa degli Europei di Parigi è stata Chiara Pellacani, che ha messo al collo cinque medaglie d’oro (due individuali e tre nel sincronizzato) vinte in altrettante gare: «La sua prestazione è stata la ciliegina sulla torta del nostro campionato – commenta Bertone –. Non ha sbagliato un tuffo, ha fatto un Europeo senza sbagliare niente: è stata la prima volta in assoluto. È un risultato che, oggi come oggi, è insuperabile».

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Anche nei tuffi, insomma, la Nazionale Italiana si è distinta alla grande, contribuendo in maniera significativa al secondo posto finale nel medagliere e alle 43 medaglie complessive vinte dall’ItalNuoto in Francia. Tutto il movimento del nuoto italiano è in crescita e sta godendo di salute, grazie «ai sacrifici fatti dalla Federazione, che mette a disposizione tutte le attrezzature e grandi professionisti – continua l’ex tuffatore olimpico di Seoul ‘88 –. Tutti gli atleti sono seguiti con costanza e tutti i settori della Federazione funzionano benissimo: vuol dire che il lavoro alle spalle è di alto livello, grazie a delle società e a dei tecnici che preparano e lavorano per gli atleti in maniera impeccabile».

BERTONE OSCAR Diving Italian Championship Open ENEL 2026

Ma prima di arrivare ai massimi livelli, si passa (quasi) sempre dalle realtà più piccole, e Oscar lo sa bene: «I miei primi tuffi li ho fatti a Savigliano – ricorda –. È fondamentale avere nei piccoli Comuni dei centri sportivi efficienti, perché poi si possono scoprire dei talenti, come è successo anche alla nuotatrice Sara Curtis. Poi ognuno può scegliere la propria strada: io sono andato fino a Bolzano, lei prima a Cuneo poi negli Stati Uniti d’America».
La chiave del successo, però, arriverebbe da una dimensione ancora più piccola: «Secondo me, gli atleti in giovane età devono restare in famiglia il più possibile e solo dopo possono andare fuori (anche all’estero), ma rimanendo in famiglia hanno più chances di gestirsi una volta andati lontani. Nei tuffi abbiamo avuto ragazzi che si sono persi in un fazzoletto dopo essersi spostati in giovane età. A Roma, dove vivo, ci sono gli impianti (seppur pochi), ma diventa difficile per i genitori accompagnare i propri figli a praticare lo sport in una città così grande e dispersiva. Devono esserci degli investimenti nel migliorare la qualità e la quantità dei centri sportivi; tuttavia, dipende dagli sforzi delle istituzioni».

E a proposito di Sara Curtis: «L’ho conosciuta alle Olimpiadi di Parigi 2024: è una ragazza splendida, solare, una spugna che assorbe tutto ciò che c’è di positivo e respinge tutte le negatività – conclude Oscar –. È nata una stella ed è nata a Savigliano, grazie anche alla serenità vissuta in provincia e ai suoi genitori che per lei hanno fatto degli enormi sacrifici. La medaglia d’oro, in questo caso, va a sua madre e a suo padre».

Alessio Bessone