Dal Piemonte alla Georgia in moto - Diciottesima tappa: Il ritorno a casa

Gli ultimi incontri e le considerazioni finali al rientro a Savigliano
12 Ago 2026   

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Con questo diciottesimo e ultimo articolo si conclude il viaggio in Est-Europa di Maria Gabriella Asparaggio e Gianluigi Hollò: partiti da Savigliano a bordo della loro moto, hanno attraversato tantissimi Paesi per raggiungere e tornare dalla Georgia. L'autrice, dopo un ultimo incontro sul confine fra Slovenia ed Italia, fa il punto della situazione alla fine di questa nuova avventura su due ruote.

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Il 2 agosto lasciamo la Croazia ed entriamo in Slovenia senza fermarci ai controlli: entrambi i Paesi fanno ormai parte dell'area Schengen e il confine è diventato quasi impercettibile. In estate, però, il traffico lungo l'autostrada resta intenso. Le code, aggravate dai numerosi cantieri, sono una costante. Per fortuna viaggiamo nella direzione giusta e assistiamo soltanto alla lunga fila di veicoli che procede verso la Croazia.

Raggiungiamo Nova Gorica e varchiamo l'ultimo confine del viaggio, quello che ci riporta in Italia. Un confine che oggi è quasi invisibile, ma che fino a pochi decenni fa rappresentava una barriera tra due mondi.

La mattina seguente torniamo in Piazza Transalpina, simbolo della caduta delle frontiere. Camminare liberamente da uno Stato all'altro è un privilegio che spesso diamo per scontato. Dopo aver attraversato tante frontiere, alcune ormai cancellate e altre ancora segnate da muri, reticolati e controlli, questo luogo assume per noi un significato particolare. È un invito a difendere lo spirito di Schengen e a continuare a costruire un'Europa sempre più unita, affidando soprattutto alle nuove generazioni il compito di custodire questo patrimonio di pace.

Gruppo di migranti afghani in attesa

Gruppo di migranti afghani in attesa

Pochi metri più in là, però, la realtà ricorda che i confini non sono scomparsi per tutti. Sul lato italiano, davanti all'ex valico di Casa Rossa, noto un gruppo di uomini seduti a terra. Mi avvicino, mi accovaccio per essere alla loro altezza e mi presento. Hanno la pelle olivastra, sono una quarantina, quasi tutti tra i venti e i trent'anni. Mi raccontano soltanto l'essenziale: arrivano dall'Afghanistan, alcuni vogliono fermarsi in Italia, altri raggiungere la Germania. Si conoscono tra loro, ma non hanno voglia di parlare. La stanchezza e l'incertezza sembrano avere preso il posto delle parole.

Poco distante incontro alcuni giovani poliziotti della Polizia di Frontiera, uomini e donne. Mi confermano che si tratta di migranti e che la maggior parte è priva di documenti. Molti sono in attesa di presentare la richiesta di protezione internazionale. Uno di loro mi dice una frase che riassume il fenomeno meglio di tante analisi: «Per fermarli bisognerebbe chiudere tutti i confini, ma è impossibile. Le migrazioni sono come l'acqua: trovano sempre un passaggio». È un'immagine che mi accompagnerà a lungo.

Il ritorno a casa è sempre piacevole, anche se porta con sé un velo di malinconia per un viaggio che si conclude. E, lo ammetto, anche una gran voglia di ritrovare un buon piatto di pastasciutta.
La nostra moto, durante il viaggio di ritorno, ha raggiunto il traguardo dei 110 mila chilometri. Sono tutti percorsi partendo da Savigliano, con la curiosità di guardare verso est, fino al Caucaso e alle porte dell'Asia. In questa avventura siamo arrivati a sfiorare gli 11 mila chilometri.
Ma i numeri raccontano solo una parte del viaggio. Abbiamo osservato tutto ciò che poteva aiutarci a comprendere i Paesi attraversati: l'abbigliamento delle persone, i giornali, le pensiline degli autobus, i cimiteri, i campi coltivati, le notizie trasmesse alla televisione, le abitudini quotidiane. Abbiamo cercato di andare oltre i monumenti e i paesaggi, provando a capire la vita delle persone.

Qualche inconveniente non manca mai. Un consiglio pratico a chi volesse affrontare un itinerario simile è controllare sempre con attenzione i gigabyte realmente compresi nelle SIM acquistate all'estero, per evitare spiacevoli sorprese.
La fatica è stata tanta, ma la soddisfazione la ripaga ampiamente. Ogni chilometro percorso è come un passo su un sentiero di montagna: la vetta si raggiunge soprattutto con la forza della mente e con la capacità di resistere.

Se dovessi scegliere l'immagine che porto a casa da questo viaggio, non sarebbe una montagna, un monastero o un monumento. Sarebbero le persone incontrate lungo la strada. E, ancora una volta, la Turchia si conferma il Paese dove abbiamo trovato il popolo più accogliente. Perché, alla fine, sono gli incontri, più ancora dei luoghi, a dare valore a un viaggio.

Maria Gabriella Asparaggio