Dal Piemonte alla Georgia in moto – Seconda tappa: Sempre più a oriente

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Il viaggio in Est-Europa dei nostri corrispondenti procede sempre più a oriente: superata la Serbia, il duo Asparaggio-Hollò raggiunge prima la Bulgaria e successivamente la Grecia, dove iniziano i confronti con la durezza dei militari locali.
Dopo la sosta a Novi Sad, il nostro viaggio riprende verso sud attraversando la Serbia. Alle porte di Belgrado lo sguardo è catturato da una lunga fila di bandierine dedicate a Expo 2027, che si alternano a quelle nazionali lungo le principali arterie d'accesso alla capitale. Un dettaglio colpisce subito: rispetto ai miei viaggi degli anni scorsi sono scomparse le bandiere russe, che fino a poco tempo fa sventolavano accanto a quelle serbe. Oggi il loro posto è stato preso dalla promozione dell'Esposizione Universale. È difficile stabilire se si tratti soltanto di una scelta comunicativa o del segnale di una prudente ridefinizione dell'immagine internazionale che il governo serbo intende offrire.
La sera raggiungiamo Velika Plana, dove ci fermiamo per la notte. Su un lungo muro campeggia una scritta eloquente: «Quando l'esercito tornerà in Kosovo». Poche parole che raccontano quanto la questione kosovara resti ancora una ferita aperta. Per una parte della popolazione, infatti, l'indipendenza del Kosovo continua a essere considerata inaccettabile e quel messaggio riflette un sentimento nazionalista tutt'altro che sopito.
L'ingresso in Bulgaria
Il terzo giorno entriamo in Bulgaria scegliendo, come spesso facciamo, un valico di frontiera secondario per evitare le lunghe code. Attraversiamo il piccolo confine di Ribarci e siamo praticamente gli unici viaggiatori. L'impatto con questa regione è segnato da un forte senso di abbandono. Lo spopolamento degli ultimi decenni è evidente e il villaggio di Sovolyano ne rappresenta un'immagine emblematica: erbacce che invadono la piazza, edifici trascurati, l'ufficio postale in condizioni fatiscenti. Qui l'Unione Europea ha finanziato progetti per favorire la digitalizzazione della popolazione, ma osservando il contesto viene spontaneo pensare che le priorità quotidiane degli abitanti siano ben altre.
L'approdo in Grecia
Il quarto giorno lasciamo i monti Pirin e, in sella al nostro "cavallo ferrato", raggiungiamo la Grecia passando ancora una volta da un piccolo valico, quello di Exochi. Qui si percepisce concretamente uno dei vantaggi dell'area Schengen: nessuna coda, nessun controllo dei passaporti, soltanto la strada che continua oltre il confine.
Attraversando i monti Rodopi arriviamo nei pressi di Paranesti (Drama), dove ci fermiamo davanti a un centro di rimpatrio ricavato in un'ex base militare e destinato a ospitare fino a 300 persone. L'intera area è sorvegliata dall'esercito. Un soldato mi intima di non fotografare e l'accesso è rigorosamente vietato agli estranei. Dall'esterno il complesso appare severo e completamente isolato. Non è possibile sapere quali siano le condizioni di vita al suo interno, ma l'impressione trasmessa dall'imponente dispositivo di sicurezza è quella di un luogo fortemente militarizzato.
Maria Gabriella Asparaggio






