Francesco Mina, chiuse le indagini sulla morte del 17enne di Marene: l'ipotesi del medico legale

La consulenza tecnica restituisce un quadro complesso: le lesioni sarebbero compatibili con un arrotamento da veicolo mentre il ragazzo era già sdraiato sull'asfalto
30 Apr 2026   

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Era partito a piedi dalla festa di Maddalene di Fossano intorno alle tre e mezza di notte, con quasi ventidue chilometri davanti a sé e il cellulare scarico. Non era la prima volta che Francesco Mina, 17 anni, di Marene, decideva di tornare a casa così: da solo, di notte, lungo le strade della pianura cuneese. Ma quella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2025, a casa, non ci arrivò mai.

Poco prima delle cinque, in un tratto scarsamente illuminato della Provinciale 165, in località San Lorenzo di Fossano, una Jeep Renegade condotta da un uomo di 34 anni lo travolse.
Quando i Carabinieri della Compagnia di Fossano, i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118 giunsero sul posto - richiamati dalla telefonata dello stesso conducente, rimasto ferito e finito fuori strada dopo l'urto - per Francesco non c'era già più nulla da fare. I soccorritori non poterono che constatarne il decesso.

Oggi, quasi sette mesi dopo, la Procura della Repubblica di Cuneo ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari al soggetto iscritto nel registro degli indagati, segnando un passaggio formale che di norma precede le prossime decisioni dell'autorità giudiziaria - richiesta di rinvio a giudizio, archiviazione, o altre determinazioni processuali.

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Cosa dice il medico legale

Il punto più delicato dell'intera vicenda (e quello su cui gli inquirenti hanno lavorato più a lungo) riguarda la dinamica esatta di quanto accadde su quella strada nella notte. Una domanda, in apparenza semplice, che si è rivelata tutt'altro che tale.

Dalla consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero Ciro Santoriello, titolare del fascicolo, emerge un quadro che resta complesso e non esclude scenari alternativi. Secondo il medico legale, il giovane sarebbe stato verosimilmente già sdraiato sull'asfalto nel momento in cui è stato investito: le lesioni, di tipo politraumatico con schiacciamento degli organi interni, risulterebbero infatti compatibili con un arrotamento da parte di un veicolo.

Se questa ipotesi fosse confermata, cambierebbe in modo significativo la lettura dell'intera vicenda. Un ragazzo già a terra sul manto stradale, di notte, in un tratto buio di una strada provinciale: per l'automobilista alla guida sarebbe potuto essere impossibile accorgersene in tempo utile. Una distinzione che non cancella il dolore per la perdita di una vita giovane, ma che ha un peso rilevante sul piano della responsabilità penale.

Il conducente del veicolo potrebbe non aver visto il giovane in strada. Si ipotizzava fin dall'inizio che il diciassettenne fosse già svenuto lungo il rettilineo della provinciale 165 e che, al buio, fosse impossibile evitare l'impatto. Cosa avesse causato un eventuale malore (se si trattò davvero di quello) è uno degli interrogativi che l'autopsia e gli accertamenti tossicologici hanno cercato di rispondere.

L'appello social

Prima ancora che si sapesse chi fosse la vittima - il corpo di Francesco fu trovato senza documenti, e la sua identità fu accertata solo nel corso della mattinata del 4 ottobre - era già partita la ricerca.

La zia Marcella, non vedendolo rientrare, aveva lanciato un appello sul gruppo Facebook "Sei di Fossano se...": "Cerchiamo Francesco, ieri sera era alla festa di Maddalene ed è partito a piedi per ritornare a Marene alle 3.30 - 4. Ha il cellulare scarico." Qualche ora dopo, il messaggio era stato modificato con poche parole: "Non serve più, grazie a tutti."

Francesco era l'ultimo di quattro fratelli e collaborava nell'azienda agricola di famiglia, originaria di Fossano. Aveva diciassette anni. Ventidue chilometri di distanza, un percorso lungo e faticoso, ma, raccontavano gli amici, non era la prima volta che il ragazzo decideva di rientrare da solo, a piedi, quando le serate si prolungavano fino a tardi.

I legali e il silenzio delle parti

La famiglia Mina è assistita dalle avvocate Maria Chiara Paradisi e Silvia Calzolaro, che in precedenza avevano sottolineato la volontà di mantenere il silenzio nel rispetto delle indagini e del dolore dei familiari. Il conducente della Jeep, trasportato dopo l'uscita di strada all'ospedale di Savigliano, è difeso dall'avvocato Ferruccio Calamari che, interpellato, ha preferito non rilasciare dichiarazioni nel merito della vicenda, sottolineando come il procedimento sia ancora in una fase delicata e come ogni valutazione sarà compiuta nelle sedi opportune.

L'inchiesta si avvia ora verso le prossime determinazioni dell'autorità giudiziaria. Per la famiglia di Francesco, per la comunità di Marene e per tutti coloro che quella mattina di ottobre hanno aspettato con angoscia una notizia che non volevano ricevere, quelle determinazioni dovrebbero portare almeno una forma di verità.