«Nessuna competizione è impossibile», parola del coach Paolo Lanfranco

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Oltre i numeri, i calcoli, le statistiche e la mera meccanica: il progetto di Quality Training che Paolo Lanfranco sta portando avanti da anni punta a un approccio differente, basato sul rapporto umano e l’empatia, sul confronto e il supporto quotidiani. L’approccio dell’allenatore saviglianese, che quest’anno festeggia i 15 anni della Palestra Duke, è quello dove la “qualità” non è più solo un parametro tecnico legato alla prestazione pura, ma la capacità di adattare lo sforzo al momento vissuto dall’atleta. E i risultati parlano chiaro.
La distinzione tra l’atleta d'élite e l’amatore è netta, ma non solo per doti genetiche. Se il professionista vive in una bolla fatta di allenamento, nutrizione e riposo, l’amatore deve giostrarsi tra famiglia, lavoro e stress quotidiano. «La vita normale incide tantissimo nella preparazione - spiega Lanfranco - Un litigio in famiglia o una notte insonne rendono controproducente un carico di lavoro». Ed è anche qui che interviene Paolo, supportando l’atleta per mantenere alto il morale e la sicurezza. «Applico questo metodo di lavoro sia per discipline outdoor (Triathlon, Iron Man, maratone) sia in palestra come personal trainer - precisa - Dietro ogni persona c’è una storia. Ho iniziato a seguire atleti nel 2011, anno di apertura della mia palestra, ma la piena consapevolezza è maturata dopo il mio primo IronMan a Klagenfurt nel 2017: quella gara, corsa in memoria del mio amico Cristian Comandù, mi ha fatto capire quanto un evento simile possa trascinare le persone. Molti pensano che l’IronMan sia una cosa impossibile, ma se preparata è fattibile. La gara è solo la conclusione di un percorso di consapevolezza: quel giorno bisogna essere pronti a superare ogni difficoltà, un po’ come gli astronauti della NASA».
Chi affronta gare estreme come l’IronmMan deve, infatti, essere pronto a tutto: guasti meccanici, fame, freddo o imprevisti medici. La vera forza è anche quella psicologica, la capacità di gestire la paura e andare oltre: un autocontrollo che si costruisce in anni di esperienza. «Non bisogna mai dare nulla per scontato, anche se si è preparati possono accadere degli episodi in gara che possono metterti in difficoltà: l’atleta, come un astronauta, deve saper fare tutto» precisa il preparatore atletico.
Il metodo del “Quality Training” trova probabilmente la sua massima espressione nei casi limite. Dagli ex professionisti come il calciatore Simone Muratore (ex Juventus), accompagnato in un recupero fisico e umano dopo gravi problemi di salute, a chi ha lottato contro tumori o disturbi alimentari. In questi contesti, il rapporto tra coach e atleta diventa “complicità e amicizia”, «ma il mio problema è che mi lego troppo - ammette Lanfranco - Parliamo solo del 10% di preparazione atletica, mentre facciamo gli esercizi mi raccontano la loro vita, affinché pesi meno l’allenamento». L’obiettivo finale può essere una maratona o il semplice “star bene”, un traguardo che per chi è stato fermo a letto per anni ha lo stesso valore di concludere un Ironman.
La coerenza di questo approccio è stata testata recentemente alla Maratona di Milano di domenica 12 aprile, dove un gruppo di oltre venti atleti targati Kalipé (tra cui lo stesso Paolo e quattro ragazzi da lui seguiti) ha tagliato il traguardo. Lo stesso coach ha dato prova di resilienza: colpito da una trocanterite (infiammazione all’anca) che ne limitava i movimenti, ha scelto di non ritirarsi per non dare un segnale di resa ai suoi allievi. «Ho rivisto il mio obiettivo, ho ottenuto un altro risultato e ho messo un tassello in più di esperienza» dichiara Lanfranco.
«Quality Training non è solo qualità come allenamento pratico, ma anche qualità in base al momento della vita - conclude Paolo - Ci sono delle situazioni emotive che vanno oltre alla preparazione, la qualità dev’essere vista in base alla condizione psico-fisica. Ma esserci sempre è sbagliato, il preparatore deve capire quando deve essere presente». Ed è quel legame emotivo che rende possibile l’impossibile.
Alessio Bessone



