Tre decenni, intensi e tormentati, di 'O Zulù

Si è esibito con la polistrumentista Caterina Bianco per la “Tiny Tower Sessions”
16 Apr 2026   ,

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Spettacolo di grande intensità emotiva quello di domenica scorsa, 12 aprile, alla Crosà Neira. Per l'ultimo appuntamento primaverile della rassegna “Tiny Tower Sessions”, per l'occasione traslocata nel più ampio auditorium saviglianese, l'associazione culturale Diagonal ha chiamato Luca “'O Zulù” Persico, voce della 99 Posse, tra le band più rappresentative della stagione dei centri sociali anni '90, e tuttora in attività.

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Niente rap, però, sul palco della Crosà. Davanti alle suggestive quinte “diroccate” dell'ex chiesa, Zulù si è cimentato con un impegnativo resoconto di tre decenni, intensi e tormentati, della sua esistenza, dagli esordi nella musica sullo sfondo di una periferia napoletana disastrata, attraverso gli inferi della dipendenza dalle droghe, fino al ritrovato entusiasmo, anche grazie a una paternità inaspettata. Ad accompagnarlo: loop, synth, violino e proiezioni a cura dell'impeccabile polistrumentista Caterina Bianco, che ha costruito il suono non come didascalia, ma in simbiosi con le parole incalzanti di Zulù. Né reading, né canzoni, ma un continuum verbale e sonoro pieno di rabbia, disillusione, dolore. Ma anche di lotta, d'amore, di empatia. Un impasto di Storia (maiuscola e minuscola), politica e furente individualità, che attraversa berlusconismo, Genova 2001, Palestina, degrado urbano. Un viaggio violento e costellato di vittime. Ma, sembra concludere Zulù, cantando in coro con il pubblico, per la duemillesima volta e oltre, Curre curre guaglio': siamo ancora qui, pronti alla lotta. La sala applaude a lungo, catturata da tanta potenza emotiva.