Decreto bollette, il Senato dà il via libera definitivo: cinque miliardi per famiglie e imprese

Il provvedimento è legge. Bonus, stop al telemarketing aggressivo e proroga delle centrali a carbone fino al 2038
09 Apr 2026   

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Con 102 voti favorevoli, 64 contrari e due astenuti, il Senato ha approvato in via definitiva il decreto bollette, che diventa così legge dello Stato senza ulteriori modifiche rispetto al testo già licenziato dalla Camera. Il governo aveva posto la fiducia. Sul piatto, circa cinque miliardi di euro destinati ad arginare l'emergenza energetica che continua a pesare su milioni di famiglie e sul tessuto produttivo del Paese.

Ecco tutto quello che cambierà con il nuovo decreto.

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Bonus e sostegni alle fasce deboli. Il provvedimento prevede un contributo diretto di 115 euro sulle bollette elettriche per i titolari del bonus sociale. Chi presenta un Isee inferiore ai 25mila euro potrà invece beneficiare di uno sconto volontario applicato dalle aziende venditrici. In commissione è stata inserita anche una misura ad hoc per le famiglie già coperte dal bonus elettrico: avranno diritto alla compensazione anche per le spese di teleriscaldamento, una voce sempre più rilevante nei bilanci domestici durante i mesi invernali.

Stretta sul telemarketing. La legge introduce il divieto esplicito di sollecitazioni commerciali telefoniche nel settore energetico, bloccando sia le chiamate che i messaggi promozionali. Una misura attesa da tempo dai consumatori, stufi di essere bombardati da offerte indesiderate.

Più trasparenza, meno opacità. Le aziende energetiche saranno obbligate a comunicare periodicamente all'Arera — l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente — i propri margini di profitto. Viene inoltre definito un accordo quadro per rendere più semplice e comprensibile il cambio di fornitore, da sempre percepito dagli utenti come un percorso a ostacoli.

Fotovoltaico, incentivi rivisti. Per gli impianti di potenza superiore ai 20 kW cambia la struttura dei premi: i titolari potranno optare per una riduzione degli incentivi nel biennio 2026-2027 in cambio di una proroga fino a sei mesi. Un aggiustamento pensato per stabilizzare il settore senza interromperne la crescita.

Rinnovabili e transizione energetica. Il decreto sostiene i contratti di lungo termine per l'energia da fonti rinnovabili, i cosiddetti Power Purchase Agreement, e prevede misure di supporto per biogas, biomasse e bioliquidi. Sul fronte della transizione, però, emerge la decisione più controversa: la dismissione delle centrali a carbone viene posticipata al 2038. Un rinvio significativo rispetto al piano originario, che fissava lo stop al 2025 per la penisola e al 2028 per la Sardegna.

Stoccaggi e copertura finanziaria. Il gas immagazzinato nel 2022 sarà venduto da GSE e Snam, con i proventi destinati ad alleggerire gli oneri sulle imprese energivore. A finanziare l'intero pacchetto contribuirà anche un aumento dell'Irap per le società del settore energetico: l'aliquota salirà dal 3,9% al 5,9% per il 2026 e il 2027.