L'archivio storico dell'ex Neuro va a Vignolo, un allontanamento necessario

Dietro i numeri e le annotazioni, le storie di oltre 25.000 persone
20 Mar 2026   

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Sarà trasferito a Vignolo l’archivio storico dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Racconigi, attualmente custodito presso l’ex Ospedale di Carità. La decisione è stata presa dall’Asl Cuneo Uno a seguito del cedimento di una parte del tetto che, all’inizio di febbraio, ha interessato l’immobile dove erano conservati i documenti.
Per garantire una maggiore sicurezza e una gestione adeguata del patrimonio archivistico, l’Azienda sanitaria ha scelto di spostarlo nel Comune dove sono già conservati gli altri archivi.

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Dal padiglione Chiarugi all’ex casa suore all’Ospedale civile, il prezioso archivio delle cartelle cliniche dei pazienti del fu manicomio è un pezzo unico di storia medica e umana, oggetto di un lavoro di schedatura archivistica che rientra nel progetto nazionale “Carte da legare” promosso dalla Direzione generale per gli archivi del Ministero, proprio allo scopo di salvaguardarli.
Il fondo archivistico è ricco ed articolato: oltre alle cartelle cliniche, comprende i registri dei ricoveri, lo schedario alfabetico dei pazienti e numerosi altri incartamenti che, nel loro insieme, permettono di ricostruire il quadro anamnestico delle persone internate. Lo stato di conservazione dei documenti è generalmente buono, anche per le cartelle più antiche risalenti all’Ottocento, sebbene queste contengano informazioni mediche più essenziali rispetto a quelle prodotte negli anni successivi.

I dati dell’archivio raccontano la lunga storia dell’istituto: si contano 52.600 numeri di matricola relativi al periodo che va dal 1871, anno di apertura del manicomio, al 1985, quando cessarono definitivamente i ricoveri. Gli assistiti complessivamente furono 25.788: 10.614 donne e 15.174 uomini. La differenza tra il numero dei ricoverati e quello delle cartelle è dovuta al fatto che, a ogni nuovo ricovero, i medici aprivano un fascicolo distinto. Non mancano casi particolari: un uomo fu ricoverato 47 volte, mentre una donna 41 volte. Le cartelle cliniche, poco più grandi di un foglio A4, sono in carta spessa, oggi scurita dal tempo, e compilate con una grafia corsiva davvero molto accurata. Al loro interno si trovano i diari clinici dei soggetti, nelle prime fasi della degenza le annotazioni sono spesso dettagliate, mentre con il passare degli anni diventano più sintetiche, limitandosi talvolta alla registrazione della temperatura, delle vaccinazioni, delle terapie e delle reazioni ai trattamenti. Fino al 1968 è frequente trovare anche le loro fotografie e, nei casi di lunghe degenze, possono comparire più ritratti della stessa persona. Accanto alla documentazione sanitaria sono conservati anche gli atti amministrativi relativi al ricovero; tra questi figura l’attestato di pericolosità del paziente “a se stesso e agli altri”, condizione che in passato consentiva l’internamento contro la volontà dell’interessato. Talvolta è presente anche la cosiddetta “polizza medica”, un documento che indagava la storia personale e familiare dell’assistito nel tentativo di individuare le cause della malattia. In alcuni fascicoli si trovano inoltre carteggi ufficiali tra il direttore dell’istituto e i familiari, oppure scritti dei ricoverati sequestrati dagli infermieri, come previsto dal regolamento dell’epoca.

La maggior parte delle persone proveniva dal mondo rurale: contadini, braccianti, agricoltori, casalinghe e militari. Tra le diagnosi più frequenti figuravano: la pellagra, la neurosifilide, l’alcolismo, le frenosi e varie forme di “monomania”, mentre nel corso del ‘900 comparvero con maggiore frequenza diagnosi come schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva e paranoia. Negli ultimi anni di attività dell’istituto, le cause di morte più ricorrenti risultano essere la cachessia mentale, le affezioni cardiache, la paralisi progressiva, la tubercolosi polmonare, la broncopolmonite e la polmonite.

Oggi questo prezioso archivio continua a essere una fonte fondamentale per la ricerca storica e scientifica; è consultabile da ricercatori o studenti per la tesi di laurea, con l’esclusione delle cartelle relative agli ultimi settant’anni, mentre i familiari dei ricoverati possono accedere ai documenti previa richiesta alla direzione generale dell’Asl.
Con il trasferimento a Vignolo, un pezzo di storia locale si allontana, ma è necessario farlo, per garantire la conservazione di una memoria importante che intreccia storia della medicina, vicende personali e trasformazioni della società.

Viviana Cappelli