Il Rifugio Massi resta un luogo fatto di storie che arrivano da lontano, anche da Teheran

Appese alle pareti dell’ingresso ci sono molte scritte lasciate da chi è passato dal rifugio
20 Mar 2026   

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Continua il filo diretto con il Rifugio Massi e il Foyer Shalom delle suore di Bussoleno.

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Sabato 7 marzo siamo saliti, come avviene ormai da tre anni almeno una volta al mese, a portare alcuni aiuti raccolti da saviglianesi al Rifugio Massi di Oulx.
La prima tappa è stata a Foresto di Bussoleno, presso il Foyer Shalom delle suore Edoardina e Anna Maria, che in questo momento accolgono un giovane ferito proveniente dal Burkina Faso.
Al Rifugio Massi di Oulx — fondato nel 2018 tra gli altri da don Chiampo insieme a un gruppo di volontari — in questa giornata sono ospitate circa 60 persone. Ben 32 provengono dal Sudan, Paese segnato da una guerra iniziata nel 2023 che raramente fa notizia, ma che continua a generare profughi e vittime.
Qui abbiamo incontrato anche la giovanissima Elena Staffilano, infettivologa di Asti e medico di Rainbow for Africa, che ci ha rilasciato un’intervista raccontando come opera al rifugio e quali sono i principali problemi sanitari con cui arrivano molti migranti.

Appese alle pareti dell’ingresso ci sono molte scritte lasciate da chi è passato di qui. Una in particolare colpisce: in un momento in cui l’Iran è sotto i riflettori, il messaggio è firmato da un ragazzo arrivato da Teheran. Con un breve biglietto si rivolge ad altri eventuali iraniani di passaggio al Massi: li invita a fermarsi almeno un giorno, a riposare bene, a non avere fretta, per affrontare la traversata con un corpo forte. Consiglia anche di vestirsi con gli abiti disponibili nel guardaroba del rifugio. In fondo lascia il suo nome e il contatto Instagram. Racconta di essere arrivato fin qui grazie a un prestito di denaro.
Un’altra immagine colpisce chi entra: il disegno di un barcone, il mezzo con cui la maggior parte dei migranti che arrivano al rifugio ha attraversato il mare prima di proseguire il viaggio.

Il Rifugio Massi resta così un luogo di passaggio e di sosta, fatto di storie che arrivano da lontano e ripartono verso altre destinazioni. Tra coperte, scarpe lasciate ad asciugare e messaggi scritti sui muri, rimane la traccia di chi è passato di qui per una notte, o per un paio di giorni al massimo, prima di riprendere il cammino.

Maria Gabriella Asparaggio