Tutti in piazza per il Carlevé saviglianese: il programma dell'evento

Lo storico appuntamento – organizzato dalla Società di Mutuo Soccorso, con il patrocinio del Comune – si svolgerà anche quest’anno in piazza del Popolo
13 Feb 2026   

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È tutto pronto per il “Carlevé”. Domenica 15 febbraio torna il Carnevale saviglianese, con Sarasèt, Sarasëtta e tutto il Gruppo maschere della città pronti a far nuovamente divertire il grande pubblico dei bimbi e delle famiglie.
Lo storico appuntamento – organizzato dalla Società di Mutuo Soccorso, con il patrocinio del Comune – si svolgerà anche quest’anno in piazza del Popolo, a partire dalle 15.

Anche nell’edizione 2026 saranno protagonisti i giochi, l’animazione e la musica. Oltre alle maschere cittadine, salirà sul palco Andrea Caponnetto, che con Audi Dj intratterrà i presenti.
Sarà presente lo stand trucca-bimbi e quello dedicato ai palloncini, con la Croce Rossa saviglianese, il ludobus di Proposta 80 con i suoi giochi e ovviamente sarà servita l’immancabile merenda per tutti (con frittelle di mele, pane e nutella e cioccolata calda) a cura della proloco Savigliano, della proloco Levaldigi, e degli Alpini di Savigliano e Levaldigi.

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Le maschere saviglianesi vantano una lunga storia

Le loro prime tracce risalgono al XVII secolo, quando si diffuse, alla maniera veneziana, il travestimento come forma di teatralizzazione anche tra le classi meno abbienti. Il Carnevale rappresentava un momento di giovialità, concesso persino dalla chiesa, in cui ogni individuo poteva allentare i freni inibitori, liberarsi da obblighi ed impegni, per dedicarsi allo scherzo e al gioco. Inoltre, mascherarsi rendeva irriconoscibili il ricco e il povero, cancellando, almeno per un po’, le differenze sociali.

Il termine “Carnevale” deriva da un’espressione latina, “carnem vale”, ovvero “ti saluto carne”, riferendosi principalmente al martedì grasso, giorno di bagordi. Col mercoledì delle Ceneri iniziava infatti l’austerità della Quaresima, con digiuni, penitenze, limitazioni di svago e nel consumo della carne.

Sarasèt comparve ufficialmente nel 1861. Rappresenta, con Sarasëtta, la fiera contrapposizione tra i robusti abitanti della campagna, i pajsan, ed i deboli borghigiani, chiamati sitadin. Ai sitadin, quand’erano poveri ma arroganti, veniva dato il nomignolo di “Sarasèt”. Ma cos’era? La piccola forma di ricotta che potevano a malapena permettersi.
Savigliano eccelleva nella produzione di seirass, ricotta di latte vaccino o ovino, ingentilita, per i palati più raffinati, con panna fresca. L’antica rivalità fra contado e urbe fu presa a celia per animare le sfilate allegoriche e le serate danzanti tra sberleffi, giochi e grandi abbuffate, che si aprivano con un piatto a base di seirass. Il vino la faceva da padrone, scorreva a fiumi, senza distinzioni. Pajsan e sitadin si ritrovavano davanti all’uscio di casa, ancora con l’eco nelle orecchie di risate sguaiate, occhiate audaci e bevute memorabili.