Ritorno ai confini dell'Ucraina: episodio 13 - Le interminabili file per uscire ed entrare dal Paese

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Si chiude con quest'ultimo episodio la rubrica di Maria Gabriella Asparaggio nel suo ritorno in Ucraina: qui, la nostra corrispondente si concentra sui movimenti in entrata e in uscita dal Paese sotto il periodo delle feste, tra file interminabili di gente e di autobus e fra bambini che non rinunciano a giocare, nemmeno quando la temperatura scende drasticamente sotto lo 0.
La frontiera
Nel periodo natalizio si intensificano i viaggi degli ucraini in entrata e in uscita dal Paese, all'estero, in Polonia, per lo shopping e le vacanze natalizie e in Ucraina per fare visita ai parenti. Basti pensare che nella sola giornata del 22 dicembre sono 75.000 le persone che l'hanno percorso, prevalendo gli ingressi.
Da quando è scoppiata la guerra e l'aeroporto di Lviv è stato chiuso, gli ucraini disseminati in Europa che tornano in patria per le festività - per rivedere la famiglia e soprattutto gli anziani - sono costretti ad atterrare a Cracovia o Varsavia. Da lì inizia un viaggio estenuante, fatto di una lunga sequenza di autobus e treni fino al confine.
Durante l'attesa alla stazione ferroviaria in Polonia, mi ha colpito un dettaglio rilevante: i poliziotti sorvegliano costantemente gli spazi e impediscono in modo categorico a chiunque di assopirsi. Se ti vedono dormire, ti svegliano immediatamente. È evidente che non si tratta di senzatetto; per questo motivo, questo atteggiamento appare come un'ulteriore forma di accanimento, che finisce per aggravare le difficoltà degli ucraini, qui in netta maggioranza.
Dato l'alto numero di persone che si registrano conviene attraversare il confine a piedi, ma pure in questo caso le file sono lunghe e si sta in piedi anche un intero giorno. Sia all'ingresso sia all'uscita io seguivo il corso opposto della fiumana di gente. Nel tardo pomeriggio del 26 dicembre ho incontrato una lunghissima fila di donne e bambini che cercavano di uscire dal paese a Medyca per entrare in Polonia. Il 5 gennaio la fiumana percorreva la strada in senso opposto e io di nuovo mi sono ritrovata nel verso in cui c'erano poche persone. La beffa è che io, con il mio passaporto ho diritto a passare in una corsia in cui c'è poca gente, rispetto agli ucraini che vanno a casa propria.
Con la guerra, chiudendo l'aeroporto di Lviv, ci vogliono quasi due giorni per entrare e altrettanti per uscire dal Paese. Per gli anziani è divenuto impossibile spostarsi, per cui i giovani che sono all' estero tornano a casa. All'arrivo li abbracciano calorosamente, sono mesi che non vedono i loro cari. Per i due genitori anziani della mia amica è stata un'emozione forte, una grande festa, durante un momento molto particolare: quello del Natale. L'addio è stato doloroso, ci si saluta con un arrivederci, sperando che gli anziani non muoiano senza l'affetto dei loro cari che sono lontani.
Questa è la quinta volta che entro in Ucraina, la prima è stata nel 2014, e la seconda che entro con il Paese in guerra, rispettivamente nel 2023 e 2025. In questi due ultimi anni sono stata fortunata, perché nel 2023 ero arrivata a Lviv appena dopo i bombardamenti ed ero stata graziata nel giro durato una settimana da Ternopil a Ivano Frankivsk. Anche quest'ultima volta è andata bene: non appena attraversato il confine ho ricevuto sul telefono l'allerta rossa in tutta l'Ucraina, rischiando di restare sospesa in frontiera al freddo. In uscita la coda delle auto e autobus si aggirava sulle circa 30 ore di attesa, mentre le famiglie a piedi, costituite soprattutto da donne e bambini restavano in fila -8 gradi nell'attesa di entrare. I piccoli giocavano per scaldarsi. La guerra divide ulteriormente le famiglie e accresce le difficoltà perché si riuniscano, ma il richiamo del sangue è troppo forte, nemmeno il freddo e la guerra lo impediscono.
Maria Gabriella Asparaggio


