C'erano anche due racconigesi fra i 10.001 tedofori in tutta Italia

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.
Andrea Vaschetti, 32 anni e Marco Caffaratti, 24 anni, sono stati scelti come tedofori per il viaggio della Fiamma Olimpica in vista dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
«Non abbiamo portato la fiaccola per chissà quale merito sportivo, ogni tedoforo è scelto per la propria storia personale che, insieme alle altre di campioni, sportivi, gente comune, dà forma ad un mosaico di esperienze che uniscono sotto quei valori olimpici che la fiamma rappresenta» esordiscono i ragazzi.
In questa edizione i tedofori sono 10.001, in tutta Italia, tra volti noti e persone comuni. La loro selezione è avvenuta attraverso un processo di candidatura promosso dai main sponsor Coca-Cola ed Eni: la risposta al questionario motivazionale, la lunga attesa, la conferma arrivata in estate e l’assegnazione alle diverse tappe di sabato 10 gennaio. Una meravigliosa avventura di cui i ragazzi conservano un bellissimo ricordo e anche un segno concreto: l’uniforme ufficiale dei tedofori 2026 e una spilla speciale a tiratura limitata, simboli di un’esperienza indimenticabile.
Per Andrea, arbitro nazionale di pallavolo, il momento tanto atteso si è svolto a Sanremo, lungo il percorso della Fiamma che univa Genova a Cuneo. All’altezza del Casinò ha ricevuto la torcia, portandola per circa 300 metri: un tratto breve, ma intenso. «È stato un turbinio di emozioni e pensieri, uno di quegli eventi che capitano raramente nella vita - dichiara Andrea - Camminare con la torcia tra la folla è stato come entrare in un’onda di entusiasmo che ti avvolge e ti trascina: applausi, sorrisi, bambini che correvano a fare una foto, curiosi e appassionati che ti guardavano con occhi pieni di meraviglia. In quei pochi metri la Fiamma è diventata un filo invisibile che univa tutti, trasformando la città in un unico, grande abbraccio. Credevo che la torcia fosse un privilegio dei campioni, ma questa esperienza mi ha mostrato che le Olimpiadi appartengono davvero a tutti. Essere tedoforo significa portare un messaggio, non un risultato. È un ruolo diverso da quello dell'atleta: non rappresenta una vittoria, ma un cammino condiviso. Ogni persona, con la propria storia e la propria passione, contribuisce a rendere vivo il mosaico dei Giochi - commenta - Le Olimpiadi rappresentano certamente il culmine per uno sportivo, perché racchiudono fatiche, traguardi e sogni. Ma ciò che le rende uniche sono i valori che le animano: fraternità, eccellenza, condivisione, rispetto, valori che appartengono a chiunque viva lo sport, a qualsiasi livello: professionale, agonistico, amatoriale, tecnico o semplicemente come spettatore».
Portare la Fiamma per Andrea è anche responsabilità: significa diventare testimone di questi princìpi, farli propri e trasmetterli agli altri. In un momento storico così complesso, la Fiamma Olimpica è per lui un simbolo che deve far riflettere, rappresenta ciò che lo sport sa offrire di più prezioso: la competizione sana, il rispetto reciproco e la pace tra le persone. «Camminare con la torcia significa ricordare che, oltre ai risultati e alle medaglie, lo sport unisce, ispira coraggio e costruisce ponti tra culture e generazioni diverse» conclude.
L’esperienza di Marco Caffaratti si è svolta, invece, a Cuneo, dove, con la fiaccola della pace, ha percorso circa 300 metri da via IV Novembre fino a ridosso di piazza Galimberti, per poi lasciare il fuoco agli ultimi tedofori. «Mi sono proposto perché le Olimpiadi mi sono sempre piaciute - racconta - fin da piccolo seguivo l’evento con la mia famiglia. Da sportivo (maratoneta dell’Atletica Racconigi), l’emozione è stata amplificata; appena ho preso in mano la torcia sono stato attraversato da un mix indescrivibile di belle emozioni: felicità, responsabilità, smarrimento. Portare la Fiamma tra tanta gente è un momento unico, immenso; ha significato entrare nella storia di uno degli eventi sportivi più importanti al mondo. Sono grato di questa possibilità che mi è stata data, e mi ritengo fortunato di essere stato scelto tra più di un milione di candidati. Un’esperienza che ho condiviso con i miei familiari e che porterò sempre con me».
A Sanremo i tedofori erano circa venti, a Cuneo una trentina: uomini e donne di età, provenienze ed estrazioni sociali diverse, tra persone comuni, volti noti e diversamente abili, segno che la Fiamma Olimpica appartiene a tutti e che, nel suo passaggio, unisce storie, emozioni e valori universali.
Viviana Cappelli

