Ritorno ai confini dell'Ucraina: episodio 12 - Le Chiese e la guerra

Il panorama religioso ucraino è segnato da tre grandi Chiese cristiane
19 Gen 2026   

Il Saviglianese è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriverti gratuitamente al canale ed essere sempre aggiornato sulle ultime novità.

Con il penultimo appuntamento di questa rubrica facciamo un viaggio nel mondo religioso, che va avanti anche nei piccoli gesti e nelle tradizioni quotidiane nonostante il conflitto in corso.

Le Chiese e la guerra: fede, memoria, resistenza

Il panorama religioso ucraino è segnato da tre grandi Chiese cristiane. Due sono ortodosse: una storicamente legata al Patriarcato di Mosca, più radicata nell'Est del paese, e la Chiesa ortodossa autocefala che ha rotto ufficialmente con Mosca il 27 maggio 2022, nel contesto della guerra, completando il distacco avviato già nel 2019.
Accanto a esse opera la Chiesa greco-cattolica, di rito orientale in comunione con Roma, che conta circa 4 milioni di fedeli. Tutti condividono l'esperienza della persecuzione durante il periodo sovietico e una memoria collettiva segnata da due traumi fondamentali: la Seconda guerra mondiale, celebrata come Grande Guerra patriottica, e l'Holodomor del 1932-33, la carestia provocata dalle politiche staliniane che causò milioni di morti. Oggi queste memorie vengono richiamate in modo opposto: la prima alimenta la narrazione russa che giustifica l'invasione denunciando un presunto nuovo nazismo a Kiev; la seconda sostiene la resistenza ucraina e denuncia la violenza subìta dalla popolazione.

Nonno Vladimir mentre bacia l'altare della chiesa

Nonno Vladimir mentre bacia l'altare della chiesa

In questo contesto assume un forte valore simbolico il messaggio natalizio del capo della Chiesa greco-cattolica ucraina Sviatoslav Shevchuck, arcivescovo maggiore di Kiev-Alych, che leggo sul giornale ucraino "Ekspres". “Celebrare il Natale oggi per l'Ucraina è una sfida e un'impresa - afferma - Il nemico del genere umano cerca di farci sprofondare nel freddo e nel buio, non solo privandoci di elettricità e calore, ma anche nell'oscurità della disperazione. Ma in mezzo a questa oscurità la luce di Cristo risplende. Celebrare il Natale in Ucraina significa vincere!”.
Shevchuck rivolge il suo augurio a un popolo ferito dalla guerra: ai profughi, alle famiglie separate, alle mogli che attendono il ritorno dei mariti dal fronte, ai bambini che pregano per rivedere i loro papà. Ringrazia i militari, i volontari, i medici, i soccorritori e gli operatori energetici, definiti " portatori di speranza", e abbraccia chi ha perso la casa, chi accoglie, chi piange i morti e i dispersi, rinnovando un messaggio di fiducia e resistenza.

L'iconostasi della chiesa di Shklo

L'iconostasi della chiesa di Shklo

La vita religiosa continua anche nei piccoli gesti quotidiani. Alla vigilia della Teofania, il 6 gennaio, entro nella chiesa ortodossa di Shklo per aiutare nonno Volodimir, custode della chiesa, a preparare la liturgia. La chiesa è in legno, di costruzione recente, riscaldata a pavimento. Trasportiamo l'acqua che, una volta benedetta, verrà distribuita ai fedeli come simbolo di vita, purificazione e protezione per le famiglie. Attraverso le porte sante dell' iconostasi, entro nel santuario, lo spazio sacro riservato al clero e invisibile ai fedeli. Qui si mantengono il rito bizantino e le tradizioni ortodosse. In tempo di guerra, anche questo gesto silenzioso diventa una testimonianza: la fede resta un luogo di resistenza spirituale, di identità e di speranza per l'Ucraina.

Maria Gabriella Asparaggio