Ritorno ai confini dell'Ucraina: episodio 8 - Il Capodanno e un funerale ucraino

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Un fine anno di festa e un inizio struggente: è così che la nostra Maria Gabriella Asparaggio ha salutato il 2025 e accolto il 2026, celebrando la conclusione dell'anno fra amici e leccornie locali e iniziando quello nuovo assistendo a un funerale non adatto ai deboli di cuore.
Il Capodanno ucraino
Si giunge a Capodanno anche in Ucraina, dove arriva un'ora prima rispetto all'Italia e per l'occasione il coprifuoco si estende sino alla mezzanotte. La festa è raccolta nelle case, dove le donne cucinano fin dal mattino presto come presso la famiglia che mi ospita. Non si comincia la cena prima delle 22.00 così da protrarla fino allo scoccare dell' ultimo minuto del 2025 e iniziare un anno nuovo che si spera più sereno.
Quasi tutte le famiglie hanno un orto e allevano delle galline, per cui i piatti prediligono questi ingredienti insieme con fegato e frattaglie. Sono importanti anche le cantine dove nelle arbanelle conservano i raccolti estivi dai funghi al corniolo e alle pesche.
Mentre sta per scoccare la mezzanotte, Zelensky fa il proprio discorso alla nazione, ma nella famiglia in cui sono nessuno lo ascolta. Sembra che ci sia disillusione verso ministri strapagati e una corruzione dilagante ereditata dalla Russia che, come un cancro, uccide sogni, ricchezze e speranze. La guerra resta il discorso principale del soldato Ivan per quasi tutta la sera. Ogni tanto si controlla su un' upp specifica per il popolo ucraino la situazione bombardamenti, le regioni colorate di rosso non interessano la nostra zona, per cui possiamo restare tranquilli.
È tradizione il primo dell'anno che i bambini al mattino presto bussino alle porte delle case e lancino semi di grano cantando una filastrocca propiziatoria, affinché nelle famiglie regnino la salute, le tasche non siano mai prive di soldi e che tutti i sogni e i desideri si avverino - in cambio ottengono dei dolcetti.
Dopo la raccolta dei dolcetti i bambini del condominio di Shklo giocano per la strada nella neve, mentre presso i bidoni dell' immondizia si aggirano pacifici cani randagi speranzosi di trovare qualche avanzo.
La sera del 1° gennaio uno dei parenti affitta un pulmino, si divide la spesa e si va a teatro. Rientriamo prima del coprifuoco.
Passiamo nel bosco a recuperare i parenti. Qui alcuni giovani della famiglia hanno costruito dei bungalow e stanno cercando di fare della ristorazione un business accogliendo per le vacanze gli abitanti di Lviv e dintorni e organizzando pranzi di nozze. A Lviv mi colpisce la coda infinita di gente che entra al teatro dell'Opera - noi entriamo nel teatro dedicato a Maria Zankovetska, a pochi metri da quello dell'Opera. È anch'esso tra i più antichi e prestigiosi teatri dell' Ucraina. La città nel centro è sempre viva e in particolare si anima dall'imbrunire.
Prima che inizi lo spettacolo dal titolo "Il bisbetico domato", dall'altoparlante una voce ricorda che, in caso di allarme, si interromperà la recita e si scenderà nel rifugio; si riprenderanno le scene non appena terminerà il pericolo. Sempre la stessa voce declama ancora "Gloria all'Ucraina e ai suoi eroi".
Durante lo spettacolo fa freddo mentre nel paesino di Shklo si interrompe la fornitura di energia elettrica per 4 ore. La guerra è sempre presente anche se apparentemente sembra tutto normale.
Prima di congedarsi, l'attore protagonista rammenta che, se noi tutti spettatori siamo lì, è perché qualcuno si sta sacrificando per la difesa dell'Ucraina. Ricorda che uno degli attori del team è morto in guerra e invita a fare delle donazioni per i soldati al fronte nell'area predisposta nell'atrio del teatro. Infine, conclude il suo discorso con il consueto "Gloria all'Ucraina".
Il rientro, il minuto di silenzio e il funerale
Decido di tornare a Lviv da sola. Prendo l'autobus al mattino presto. A parte un uomo anziano, a salire sono solo donne. Presso le fermate non ci sono indicazioni né di orario, né di numeri degli autobus. Per spostarsi dal paese usano molto i taxi. Ad un certo punto l'autobus si ferma, sono le 9 in punto, tutti si alzano in piedi, capisco che è un momento solenne e faccio altrettanto. Subito dopo m'informo e mi dicono che in tutta l'Ucraina il mattino si osserva il minuto di silenzio per commemorare i soldati morti in guerra.
Una volta a Lviv mi dirigo verso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, perché so che qua ormai ogni giorno si svolgono dei funerali dei soldati morti in questa guerra di aggressione russa. In un giorno se ne sono sepolti addirittura 7, tutti insieme. Il vento gelido sferza i visi dei giovani soldati sull'attenti. Sono qua per l'ultimo saluto a due compagni: un ragazzo di 27 anni, morto il 21 dicembre, e un papà che era stato dato per disperso.
Le persone entrano e in fila indiana si dirigono dalle due bare e le toccano per poi sfilare nelle navate centrali e prendere posto in tutto lo spazio della chiesa. Il prete inizia parlando della gloria dell' Ucraina, ricordando gli eroi che muoiono ogni giorno, e prosegue raccontando come e dove sono morti i due uomini. La gente è racchiusa nel silenzio, si sentono solo i pianti delle donne e si vedono le lacrime di pochi uomini rigare i volti.
Finito il rito in chiesa si accompagnano le bare al cimitero. Salgo su uno degli autobus forniti dal comune che si affollano di persone. Si prosegue al nuovo sito perché a Lychakiv non c'è più posto per i morti di questa maledetta guerra di aggressione russa. Al passaggio delle bare per strada la gente si inginocchia mentre le auto si fermano. Gli autobus sfilano fino alla sommità della collina.
Il prete ricomincia a pregare. Alcuni soldati sono giovanissimi. Sono silenziosi, nei loro volti si legge la preoccupazione del ritorno al fronte, la lontananza dagli affetti, la paura della morte, della sofferenza, del dolore e l'importanza dell' amicizia. Si fanno promesse reciproche per soccorrersi e riportare nei peggiori dei casi il corpo dell' amico a casa, affinché la famiglia possa rendere l'ultimo omaggio con almeno una degna sepoltura e abbia un posto pubblico dove andare a piangere.
Si continua con i colpi sparati a salve e poi si piega la bandiera che viene donata ai familiari. È così per ogni funerale, in tutta l'Ucraina perché non c'è paese da nord a sud, da est a ovest che non abbia almeno un caduto in questa maledetta guerra di aggressione russa, cominciata il 24 febbraio 2022.
Il momento più struggente è quando le corde scendono le bare nella fosse. I lamenti delle donne diventano strazianti. Non c'è consolazione per la perdita di un figlio, perché è contro natura. Gli uomini alacremente ricoprono le bare di terra. Si sentono i primi tonfi sordi cadere sul legno. Forse i famigliari vorrebbero che quell'addio non avesse fine, perché dopo resteranno soli nel loro dolore.
Vado via tra gli ultimi, incredula che stiano veramente morendo tutte queste persone. Vorrei che fosse soltanto un incubo per questa gente. Mi soffermo sulla foto del volto del giovane Vasilj, morto a 27 anni per una guerra di aggressione russa. Mi chiedo che cosa abbia fatto il popolo ucraino per meritare tutto questo.
di Maria Gabriella Asparaggio






